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Addio a Francesco Cenetiempo, poeta e intellettuale poliedrico

Scrittore, sceneggiatore e giornalista, instancabile promotore di incontri sul cinema dedicati ai giovani. Il figlio Diego, regista: «Era fonte d’ispirazione»

TRIESTE Il mondo della cultura triestina è in lutto. È scomparso dopo una breve malattia a 63 anni lo scrittore, poeta e giornalista Francesco Cenetiempo. Direttore della sezione Cinematografia del Circolo della cultura e delle arti è stato consulente di varie case editrici curando antologie e monografie di autori italiani. Come giornalista ha collaborato alle pagine culturali di quotidiani tra cui La Voce del Popolo e settimanali, per i quali ha curato inserti sui grandi maestri del cinema. Ha firmato infine numerosi soggetti per teatro e cinema e ideato rassegne sulla cinematografia italiana. Nel 2021 ha pubblicato “Fulgidi quegli anni”, sguardo sull’attività cinematografica del Circolo della cultura e delle arti.

«L’ho conosciuto – rammenta la direttrice della sezione Letteratura, Cristina Benussi – soprattutto per l’attività al circolo e a contraddistinguerlo era la sua enorme attenzione verso il mondo giovanile: teneva incontri su cinema e tecniche cinematografiche nelle scuole ed era un vulcano di idee che ci trascinava sempre verso iniziative innovative. Era estremamente disponibile con tutti e la sua era un’autentica passione. I nostri discorsi erano volti al recupero di alcuni profili culturali della Trieste dell’Otto-Novecento». Cenetiempo avrebbe dovuto valutare le opere video iscritte al concorso di letteratura e cinema “Giani Stuparich”. «Il Premio porterà un suo ricordo. Ci ha lasciato con un libro su Pasolini, “L’ultimo eretico”, scritto di getto come se sentisse di avere poco tempo. Lo dovevamo presentare in autunno e in quell’occasione gli dedicheremo un evento speciale. La sua scomparsa ci ha colpiti tutti profondamente: è – commenta Benussi – una grossa perdita che non ci aspettavamo avvenisse in questo modo».

«Mio padre – ricorda il regista Diego Cenetiempo – è stato un uomo di cultura a tutto tondo, che ha esplorato vari linguaggi mosso da una grande curiosità e toccato molti ambiti culturali. Aveva iniziato il suo percorso come poeta, proseguendolo poi come editore e quindi giornalista, sceneggiatore e infine promotore culturale. Per me è stato una fonte d’ispirazione e se faccio questo mestiere in gran parte lo devo al suo stimolo continuo. Curioso, poliedrico, dotato di grande ironia e intelligenza e con una cultura non comune, ha affrontato la malattia con grande dignità e discrezione».

Francesco e Diego avevano lavorato insieme al progetto “Italiani sbagliati” che univa un libro e un dvd. «Il mio primo documentario, di cui lui aveva curato la sceneggiatura e io la regia e con il quale ci siamo fatti conoscere dalla Comunità italiana in Istria: è sempre emozionante esordire grazie a una persona così vicina e anche in quel film si parlava di storia, ma attraverso il suo primo grande amore, la poesia; a parlare infatti erano i poeti e non i politici. Prima ancora avevamo realizzato un corto sulla figura di Virgilio Giotti, poeta che lo ha incuriosito molto nonostante fosse dialettale e le origini di mio padre meridionali». «Trieste – conclude – è stata una città molto accogliente nei suoi confronti, dov’è riuscito a portare avanti il suo slancio creativo».

Pubblicato su Il Piccolo