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Goriziano morto sulla ferrata, la testimonianza del fratello: «Amava la montagna. Era vicino al rifugio quando è scivolato»

Marco Mlakar, caduto sulla ferrata Santner, gestiva, assieme ai cugini, l’officina con centro revisioni di via Terza Armata

GORIZIA. «Al momento sono poche le informazioni in mio possesso. Mi hanno detto soltanto che Marco era sulla ferrata, assieme a un gruppo di sette amici. Stavano percorrendo un sentiero che era molto vicino al rifugio che avrebbero dovuto raggiungere. Ad un certo punto... è scivolato».

Fabio è il fratello di Marco Mlakar, il cinquantacinquenne di Gorizia morto dopo essere precipitato per più di 25 metri mentre stava percorrendo la famosa ferrata Santner, sul Catinaccio, in Alto Adige. È ancora, comprensibilmente, scosso. Non riesce a darsi una spiegazione di come possa essere accaduto. Le cose stavano procedendo normalmente, senza particolari problemi in un sabato pomeriggio di sole, quando Marco Mlakar, ad un certo punto, ha perso l’appiglio precipitando di sotto e morendo sul colpo. I compagni, che hanno seguito con comprensibile sbigottimento le fasi di recupero dell’amico, sono stati accompagnati a valle dal Soccorso alpino. «Marco era appassionato di montagna. Del resto, è sempre stato un gran sportivo. Aveva giocato a calcio, prima ancora a basket ed era tifosissimo dell’Inter - sottolinea Fabio -. Quello che fa più male è che, ormai, erano vicini al rifugio: bastava poco e avrebbero raggiunto la loro meta. Io ho saputo della sua morte dopo un paio d’ore. Non sapevo fosse in Alto Adige: del resto, ognuno di noi ha sempre fatto la propria vita e ognuno aveva le sue abitudini».

Marco Mlakar gestiva, assieme ai cugini, l’attività ereditata dai rispettivi padri: la nota officina e centro revisioni di via Terza Armata. «Gestiva l’attività assieme ad Alberto e a Francesco Sibinovic - spiega ancora il fratello, con un filo di voce -. Perdere un fratello procura un dolore immenso, indescrivibile. Altro, in questo momento, non sono in grado di dire». Un ricordo, struggente, arriva anche dallo zio Vojko, uno dei tre fondatori dell’officina. «Marco, da un paio di anni, frequentava la montagna. La sua era diventata una passione autentica. Quand’ea giovane giocò a lungo a pallone. Iniziò nell’Azzurra di Straccis ma militò anche nel Moraro e nella Pro Farra. Era un ragazzo serio e scrupoloso sul lavoro. Ho appreso della tragedia da mio fratello. È stato lui a raccontarmi quant’era successo. Marco lascia la moglie Valentina e il figlio quindicenne Lorenzo

Un ricordo commosso arriva anche da Tonino Brancati, fratello dell’ex sindaco Vittorio e di Mario, presidente dell’Anffas e anche numero uno della Consulta regionale delle associazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. «Conosco molto bene la famiglia Mlakar. Venivano da Aidussina e il capostipite aprì la prima officina a Gorizia. L’azienda nacque nei primi anni Cinquanta per iniziativa di Adolfo Mlakar che gestiva, artigianalmente, una piccola officina meccanica ma non nella sede attuale: solo successivamente l’attività si allargò e venne impiantata in via Terza Armata, dov’è attualmente. A gestirla - racconta Tonino - erano tre fratelli e, ben presto, l’officina diventò un punto di riferimento vista la loro serietà e professionalità».

Poi, c’è stato il cambio della guardia. E il centro specializzato nelle riparazioni diesel di veicoli industriali, in cui vengono venduti pezzi di ricambio e dove si procede anche con le revisioni, passò nelle mani delle nuove generazioni. Sempre nell’ambito della medesima famiglia. «Marco si occupava dell’officina e della sezione dedicata ai ricambi - racconta Brancati -. Lo ricordo come un bravo ragazzo, molto educato e sempre pronto a risolvere i problemi della clientela. Quando ho letto “Il Piccolo” questa mattina (ieri), speravo non si trattasse di lui. Ho telefonato a Vojko, e di fronte alla sua conferma, gli ho manifestato la mia vicinanze. È una tragedia immane. Mi dispiace davvero tanto».

Pubblicato su Il Piccolo