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È morto a 89 anni Alferio Bullian: calciatore, trainer, fu il “paròn” di Pieris

Il popolare allenatore ha legato il suo nome ai momenti più alti della società granata. Funerali mercoledì a Begliano

PIERIS Alferio Bullian si è spento serenamente nella sua casa di Pieris, dopo una lunga malattia. Era nato a Begliano il 9 gennaio 1933. Funerali mercoledì alle 10 nella parrocchiale di Santa Maria Maddalena di Begliano. Lascia i figli Monica con Fabio, Alessio e Lorenzo con Debora, gli amati nipoti Sara, Serena e Massimo. I figlio Alessio ricorda come Alferio sia stato «una delle figure più rappresentative dell’Ac Pieris e del calcio isontino. È legato alla sua carismatica figura di allenatore, il punto più alto della società granata con la storica promozione nel 1967 in serie D, dopo un memorabile spareggio con il Ponziana, bissata poi nel 1968/69 da un altro spareggio per la serie D.

La sua carriera di allenatore è proseguita con altri successi a Gradisca con l’Itala (doppia salita, dal ’70 al ’74 dalla Seconda alla Promozione) e poi a Turriaco con un altro campionato vinto nel 75/76. Successivamente il ritorno a Pieris, a fine degli anni Settanta, per prendere in mano il settore giovanile, rappresentando per intere generazioni un punto di riferimento non solo sportivo ma anche umano ed educativo. La conclusione della sua lunga carriera di allenatore al Pieris nel biennio 83/85 con cui rivince il campionato di Prima categoria, accompagnato dal titolo regionale dilettanti (83/84), seguito da un esaltante campionato di Promozione (84/85). Una vita dedicata alla famiglia, al lavoro e allo sport, veicolando i valori della lealtà, del rispetto e della solidarietà».

Alferio Bullian era un cantierino e raggiungeva Panzano in sella al vespino giacché non ne aveva voluto sapere della patente. Era un uomo di una simpatia dirompente, generoso perché a tutti ha lasciato un ricordo originale. Noi lo rivediamo sulla panchina del Pieris, in un’amichevole con la Triestina perché gli alabardati di Buffoni avevano fatto un pensierino a Tita Peressini. Al primo pallone Tita entra in contrasto con Costantini, terzino alabardato detto Roccia per via della sua rudezza. Ebbene a terra resta Costantini, arrabbiatura generale. Bullian prende la scena, un po’ smadonna, un po’ finge di rimproverare Tita, un po’ blandisce gli alabardati. Carismatico e simpatico, non si poteva volergli male. Ricco di aneddoti, come quella volta all’alba che svegliò tutto il condominio andando a sbattere con la fronte sulla porta della camera lasciata aperta di tre quarti. E pensare che si era alzato al buio per non disturbare moglie e figli. Alferio che incalzato dal giovane cronista di Qui Sport (il settimanale sportivo dei primi anni Ottanta) a una domanda troppo complessa e strampalata risponde: «Sinte bel, cossa te vol de mi». Tanti hanno voluto bene ad Alferio, era come un albero frondoso, le foglie erano consigli, sorrisi, sguardi pieni di tenerezza a dispetto di un fisico che ricordava quello di Nereo Rocco, il paròn del Milan. Bullian, in fondo, è stato il paròn del Pieris.

Pubblicato su Il Piccolo