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I destini intrecciati di una madre imperatrice e di una figlia regina

Alessandra Necci narra per l’editore Marsilio le vicende parallele della sovrana Maria Teresa e dell’arciduchessa Maria Antonietta, sposata a 15 anni al Delfino di Francia e poi ghigliottinata

TRIESTE Madre e figlia a confronto: una ha salvato un impero, l’altra ha perduto un regno. L’esperimento lo fa Alessandra Necci, nella sua ultima biografia: “La regina e l’imperatrice”, sottotitolo: “Maria Antonietta e Maria Teresa. Due destini tra l’assolutismo e il dramma della Rivoluzione” (Marsilio editore, 527 pagine, 21,90 euro, Venezia 2022). Romana, Alessandra Necci, conclusi gli studi giuridici alla Sapienza, ha seguito le sue passioni, storia e letteratura, per diventare scrittrice e biografa storica.

Il libro si avvale di una formidabile bibliografia (45 pagine) con cui compone un affresco dell’Europa prima e durante la Rivoluzione. Spiccano i nomi di Élisabeth Badinter, filosofa e storica francese, autrice di “Maria Teresa d’Austria. Il potere al femminile” edito dalla Leg, e di Stefan Zweigg, “Maria Antonietta. Una vita involontariamente eroica” (Castelvecchi).

Necci fa precedere ognuna delle due biografie da una sorta di flusso di coscienza in cui le due donne raccontano se stesse. Lo fanno alla fine delle loro vite. Maria Teresa da Schönbrunn, nel novembre 1780 (morirà a fine mese): «Nessuno, credo, potrà contraddirmi, se affermo che è davvero difficile trovare qualcuno che abbia cominciato il suo regno in circostanze più disagiate, condizioni più incresciose delle mie». Verissimo: incoronata a 23 anni, si trova a fronteggiare Federico II di Prussia (l’eterno nemico) che invade la Slesia, al quale si uniscono Francia, Spagna e Baviera. Riesce a fronteggiarli dando fondo anche alle sue doti di “attrice” (ammette lei stessa “ho rivestito molti ruoli”), che si sublimano nella scenografica incoronazione in Ungheria in cui diventa “re” dei magiari.

La sua vita si dipana tra gravidanze, guerre, trattati, matrimoni dei figli, ne ha 16, di cui 10 vivi. Se ne occupa attivamente e non mancano i contrasti, soprattutto con Giuseppe II che chiama alla co-reggenza dell’impero e con Maria Antonietta che viene mandata in sposa al Delfino per suggellare il grande cambiamento: l’alleanza di Austria e Francia, da secoli nemiche.

Maria Teresa ha un matrimonio felice con Francesco Stefano di Lorena, abile amante, ottimo amministratore delle finanze familiari e pessimo militare. Lo ama moltissimo, tanto da permettergli qualche distrazione. E si chiude nel lutto più stretto alla sua morte. Anche se per indole è bigotta a conservatrice, antisemita (e considera “dannosa” la libertà di stampa) è una grande riformatrice: centralizza e snellisce l’amministrazione statale, taglia privilegi a nobiltà e clero con la tassazione e il nuovo catasto, crea un esercito permanente, rende obbligatoria l’istruzione, anche per le femmine. Riforme che danno impulso all’economia: le infrastrutture che crea a Trieste, porto, strade, borgo teresiano ne sono l’esempio tutt’oggi visibile.

Necci riesce a dar conto al lettore anche di scene di vita quotidiana dell’imperatrice, donna multitasking si direbbe oggi, che bada ai figli, mentre detta lettere per i ministri e conversa col marito. Un’attività che continua anche dopo la morte di quest’ultimo, anche se si sente “una sopravvissuta” e spesso è posseduta dalla “malinconia”, cioè la depressione, di cui aveva sofferto già suo padre e altri Asburgo.

Maria Antonietta, è prigioniera alla Conciergerie nell’ottobre del 1793 (sarà ghigliottinata il 16 di quel mese): «Che tutto finisca. Presto, il prima possibile. L’animo mi si è consumato nel tentativo di fronteggiare l’accanimento del caso e degli esseri umani. Non ho un futuro da attendere né un presente da abitare. Solo il passato resta, un passato senza ritorno».

Arriva quindicenne a Parigi per sposare un coetaneo. Viene accolta bene per la sua grazia e il suo fascino, ma non riesce ad avere figli. Il problema, si scoprirà poi, è una fimosi che affligge il Delfino. Eliminato il problema con un intervento, i due sposi mettono al mondo quattro figli, di cui ne sopravvivono due. Lei è una “tête à vent", una sventata come la giudica il fratello e anche la madre nelle sue innumerevoli lettere di biasimo. Però, come sottolinea Zweigg, che non nasconde la sua ammirazione, “nessuno, meglio di lei, ha incarnato, lo spirito del XVIII secolo. Mondano, lieve, festoso, aggraziato, seducente e seduttore, libertino e libertario, frivolo, raffinato, cortese, colto, amante della conversazione, del bon ton e dei bons mots. Secolo di “Dolce vita”, almeno per i privilegiati”.

Dissipa fortune e frequenta pessime compagnie, ha un solo amante, il conte svedese Hans Axel von Fersen. Un comportamento che pagherà duramente perché contro di lei, man mano che la situazione in Francia precipita, per la crisi economica, sociale e climatica, si concentrerà l’odio popolare. Sarà descritta come una Messalina, le saranno attribuiti i peggiori peccati. Una campagna di denigrazione da far invidia agli hater da tastiera di oggi. Lei intanto matura, capisce i suoi errori, ma ne commette altri occupandosi di politica. È la peggior consigliera per l’esitante marito. Insieme vanno verso il baratro. Lei viene abbandonata anche dal nipote imperatore d’Austria, Francesco I. Della famiglia resterà viva la sola Madame Royale, la figlia maggiore, mentre sarà atroce la fine del Delfino. Lei conclude la sua confessione: «Saprò morire come si addice a una vera regina. Come deve fare Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, sovrana di Francia e figlia dell’imperatrice-regina Maria Teresa d’Austria». Diventerà un’icona, ispirerà scrittori come Leopardi, che scriverà una tragedia rimasta incompiuta, e il citato Zweigg, ma anche romanzi, studi, film (il più recente è quello di Sofia Coppola), commedie.

Pubblicato su Il Piccolo