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Ragazza morta nell’incidente stradale a Begliano, il conducente è stato assolto

Secondo il giudice Coppari quando Manuel Satti, 36 anni, il 3 marzo 2016 si trovava al volante della sua Ka «era affetto da vizio totale di mente»

SAN CANZIAN D’ISONZO. Quel pomeriggio del 3 marzo 2016, quando tutto iniziò dall’invasione della corsia opposta di marcia, sul cavalcavia di Begliano, il 36enne di San Canzian d’Isonzo che era alla guida dalla sua Ka, non era stato in grado di gestire la situazione.

Il giudice monocratico Marcello Coppari, uscito dalla Camera di consiglio ha pronunciato la sentenza in ordine all’accusa di omicidio colposo: assoluzione perché il fatto è stato commesso da persona con vizio totale di mente. La crisi di epilessia, a questo punto, sarebbe da ritenere un evento più che possibile, anzi l’elemento dirimente alla base del terribile incidente stradale nel quale aveva perso la vita la monfalconese Denise Niemis, di 27 anni.

Saranno comunque le motivazioni alla sentenza, per la quale la riserva è di 90 giorni ai fini del deposito, a far comprendere negli specifici termini le ragioni in ordine alle conclusioni alle quali è giunto il giudice. Rimane tuttavia evidente che lo stato di incoscienza abbia colto all’improvviso il giovane uomo rendendolo incapace di governare la guida del veicolo.

L’udienza è stata preceduta dalle repliche del pubblico ministero e del difensore, avvocato Franco Crevatin. Il pm ha confermato la richiesta di condanna a 1 anno e 4 mesi, con le attenuanti generiche, ribadendo in particolare alcuni aspetti, facendo riferimento ad un evento «consequenziale e congruente all’esito mortale», alle cinture di sicurezza non allacciate quando il conducente avrebbe avuto l’obbligo di farle indossare alla ragazza, che si trovava sul lato passeggero. E ha nuovamente rilevato che non vi fossero elementi per ricondurre il fatto ad un episodio di epilessia. Ha parlato quindi di un «nesso causale insufficiente».

Con il difensore, invece, ad argomentare: «Nel corso di questo procedimento, ho avuto la percezione che ci sia stato un grandissimo dubbio in merito allo stato di conscienza di Satti». L’avvocato ha ripetuto che la normativa non prevede l’obbligo da parte del conducente di far indossare la cintura di sicurezza al passeggero qualora sia maggiorenne. Peraltro, ha ancora osservato, «considerata la traiettoria “diritta” della Ka nell’invadere la corsia opposta di marcia, la ragazza potrebbe aver anche preso il volante nel tentare una sterzata e con ciò slacciandosi le cinture». Su tutto, dunque, ha rimarcato: «Mi sembra probabile, pressoché certo lo stato di incoscienza nel quale si era trovato Satti», ricordando la possibilità definita “assoluta” dal comandante della Stradale che aveva eseguito le indagini. Ancora, il dosaggio del farmaco assunto dal giovane che, ha ricordato il difensore «era inadeguato, come è emerso successivamente». E poi «le crisi successive, durante il ricovero in ospedale (per le gravi ferite riportate, ndr), e un mese dopo», a evidenziare un’affezione tutt’altro che “sopita”. «Davanti ad una grande probabilità dell’evento epilettico, la condanna mi sembra inadeguata», ha concluso l’avvocato Crevatin rispetto alla richiesta di assoluzione perchè il fatto non costituisce reato, già richiesta durante la precedente udienza al termine dell’arringa.—

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Pubblicato su Il Piccolo