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Femminicidio di Codroipo: prima l’ha accarezzata, poi l’ha accoltellata. Così Castellani ha ucciso sua moglie Elisabetta

Non ha parlato davanti al giudice per le indagini preliminari salvo per richiamarsi alle dichiarazioni già rese poche ore dopo il delitto 

TRIESTE. Il capo chino, sul collo le ferite che la moglie Elisabetta Molaro gli ha inferto nel suo estremo tentativo di difendersi, mentre lui, dopo averla svegliata nel cuore della notte, la accoltellava ripetutamente.

Il 44enne codroipese Paolo Castellani si è presentato al tribunale di Udine per l’udienza di convalida pochi minuti dopo le 11, accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria che lo hanno trasportato dal carcere di Belluno, dove è detenuto.

Dinanzi al giudice per le indagini preliminari Maria Rosa Persico, che si è riservata per oggi la decisione, non ha parlato, salvo per richiamarsi alle dichiarazioni che già aveva reso al pubblico ministero Claudia Finocchiaro poche ore dopo il delitto.

Da quel racconto è emersa la realtà di una famiglia che, dietro l’apparente serenità, era ormai irrimediabilmente squarciata. Un’immagine affiorata anche attraverso i racconti dei familiari, che sono stati sentiti nei giorni scorsi dagli inquirenti: Elisabetta Molaro era ferma sulla sua decisione di separarsi e la coppia aveva intrapreso quel percorso, assistita da alcuni professionisti, sia sotto il profilo legale che sotto quello psicologico.

Con il loro sostegno i coniugi, che da tempo dormivano in camere separate, intendevano cercare di gestire una fase drammatica della loro unione limitando le tensioni, specie per proteggere le figlie.

La donna aveva trascorso la serata di martedì assieme alle colleghe di lavoro in un ristorante cinese di via San Daniele. Si erano lasciate poco prima della mezzanotte, poi Elisabetta era rincasata. Si era spogliata ed era andata nella camera in cui da mesi dormiva da sola, attigua a quella delle bambine.

Castellani, nel suo racconto, ha riferito che a quell’ora lui stava dormendo. Poi si era alzato per andare da lei, forse voleva tentare di riavere quello che sentiva di aver ormai perso. O forse non più. Sta di fatto che quando è entrato in quella camera, poco prima delle 2, stringeva in pugno un coltello con una lama di 27 centimetri che aveva preso in cucina. Ha riferito di essersi avvicinato al letto della moglie e di averle fatto una carezza, lei si era svegliata e aveva ha respinto quelle attenzioni che non accettava più.

Castellani ha ucciso la moglie in preda a una crisi di gelosia, poi ha chiamato i soccorsi e la suocera perché venisse a prendere le nipotine

È a quel punto che la mano dell’uomo che aveva sposato ha cominciato ad affondare nel suo petto, provocandole una ferita profonda, un colpo cui hanno fatto seguito altri fendenti, sul tronco, sul collo, mentre lei cercava di fermare con le mani quella furia, quindi alla schiena. Finché il suo corpo trafitto e immobile è finito ai piedi del letto in una pozza di sangue.

Da quel punto in poi il racconto si confonde, come i pensieri di Paolo Castellani, che dopo aver telefonato alla suocera raccomandandole di occuparsi delle bambine, quindi dopo aver chiamato il 112, è uscito dalla villetta di via delle Acacie portando con sé il coltello e il cellulare e ha cominciato a vagare in macchina.

Lasciata la Ford in via Molino, si è incamminato verso il ponte sul Corno con indosso solo una maglietta e la biancheria intima, ha scavalcato il parapetto del ponte e si è buttato. Voleva farla finita, ha raccontato, ma in quel torrente ora scorrono solo pochi centimetri d’acqua. Un intento suicidario che lo avrebbe animato anche quando è andato incontro a un’auto che stava passando. È stato lo stesso conducente di quella vettura a chiamare le forze dell’ordine, che lo hanno ritrovato all’alba in stato confusionale.

I vicini di Paolo ed Elisabetta increduli: «Tra loro mai uno screzio anche se negli ultimi tempi lui era più taciturno»

Una versione, quella dell’uomo, che dovrà essere confrontata con le risultanze dell’autopsia; sarà effettuata una volta nominato il curatore per le due figlie minorenni della vittima, parte offesa.

Poco più di una decina di minuti, tanto è durata l’udienza di ieri nel corso della quale il pubblico ministero ha chiesto la convalida dell’arresto, mentre il difensore, l’avvocato Francesco Maria Dall’Asta, si è rimesso alla decisione del gip, tanto sulla convalida dell’arresto quanto sulle misure cautelari.

Poco dopo, Castellani curvo su se stesso, con indosso una maglietta che utilizzava per andare al lavoro e i passi incerti, è salito sul furgone della polizia penitenziaria e, in attesa della decisione del gip, è tornato a Belluno dove è stato associato. Un trasferimento che si è reso necessario dopo che nel carcere di Udine si è sviluppato un focolaio di Covid e 49 detenuti sono risultati positivi al coronavirus.

Pubblicato su Il Piccolo