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Giallo di Trieste, la lettera del marito: «Il dolore infinito che provo a sei mesi dalla scomparsa di Liliana»

Così Sebastiano Visintin: «Aspetto risposte. Fughe di notizie all’esterno hanno alimentato voci, tesi e supposizioni»

TRIESTE Si cimenta in lunghe gite in bicicletta, andando a visitare luoghi cari e a lui e a Lilly, andando a trovare amici, ad assistere ad eventi culturali. Chilometri su chilometri, ogni giorno, tentando di stare il più possibile lontano da quella casa di via Verrocchio, da quelle stanze piene di ricordi. Per Sebastiano Visintin, dopodomani, il 14 giugno, saranno sei mesi di vita senza la moglie Liliana Resinovich. All’avvicinarsi di quella data, il marito di Lilly ha deciso di consegnare al nostro quotidiano una lettera.

Una pagina di dolore, di sofferenza, di riflessione, nel tentativo di dare anche una spiegazione a certe sue scelte. Come quella che ha generato non poche polemiche, di non sottrarsi al circo mediatico che in alcuni casi è stato allestito su questa tragedia. La morte di Liliana è diventata il giallo dell’anno, appassionando molti lettori e telespettatori, che distratti da testimonianze, accuse incrociate e personaggi, talvolta si sono dimenticati che dietro ai canali Youtube nati per discutere questo caso, a tante trasmissioni e articoli di giornale, improvvisati investigatori e opinionisti, c’è la tragica e triste morte di una donna. «Sono trascorsi quasi sei mesi, ormai, dalla prematura scomparsa di mia moglie», inizia così la lettera di Visintin, che premette di voler esprimere il suo dolore anche pubblicamente «in quella sede mediatica che non ho mai inteso favorire, ma in cui, mio malgrado – si legge –, per il clamore suscitato dalla notizia, ho ritenuto di permanere in difesa del ricordo di Lilly rispetto alle tante indiscrezioni inopportune che si sono via via succedute sul suo passato».

Un dolore, quello per la perdita di Liliana, «immenso – scrive – di un marito che si è trovato a passare, da un momento all’altro, dalla gioia di un rapporto matrimoniale splendido e privo di ombre che era la sua ragione di vita, alla tragedia di un evento inaspettato, a quanto di più terribile ci sia per un uomo innamorato della sua dolce compagna di una vita. Ad oggi, il mio dolore è più che mai vivo ed alimentato dalla mancata conoscenza di cosa sia successo». «Un mistero quello che avvolge la scomparsa di mia moglie – continua la lettera –, dal suo girovagare per la città prima, al ritrovamento del suo cadavere poi, che purtroppo non ha ancora trovato risposta da parte dell’autorità inquirente e che, per la fuga di notizie che corrono all’esterno, sta alimentando voci, tesi e supposizioni». Congetture, ipotesi «di quanti – sostiene nel suo scritto Visintin – non stanno esitando ad esternare sospetti che vorrebbero sbattere me in prima pagina come la presunta causa di tutto (e in parte, devo dire, ci si è riusciti agli occhi dell’opinione pubblica nazionale), ma, soprattutto, ed è la cosa che più di ogni altra mi sta facendo soffrire, stanno minando la figura di mia moglie, con notizie che, vere o verosimili che siano, si sarebbero dovute confinare nel più signorile riserbo; e questo, ci tengo a ribadirlo, non per me, ma in memoria della mia Lilly».

È evidente che Visintin faccia riferimento anche ai particolari, talvolta pruriginosi, emersi sul rapporto tra Liliana e Claudio Sterpin. Il marito di Liliana che, ricordiamo, non è indagato, conclude spiegando di «attendere con fiducia che le indagini possano concludersi e dare finalmente risposte, pur nell’assoluta convinzione che il dolore che provo non cesserà mai: lo porterò dentro di me per il resto della mia, ormai misera, vita».

Pubblicato su Il Piccolo