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Soffoca la moglie con un cuscino e poi si toglie la vita nella loro casa di Fossalta di Portogruaro

Ancora sconosciuto il movente. Da Spilimbergo alcuni parenti della vittima, la sorella: «Non ho avuto alcun segnale premonitore, niente di niente che potesse portare a un così tragico epilogo»

L’ha soffocata con un cuscino, nel letto dell’abitazione che moglie e marito condividevano al primo piano di una villetta in centro al paese, a Fossalta di Portogruaro. Poi è andato in bagno, ha preso un grosso taglierino e si è sgozzato davanti allo specchio. Un taglio netto. Mentre stava morendo dissanguato Giuseppe Santarosa, 55 anni, vigilantes per la San Marco Gas, è riuscito a trascinarsi fino in camera, dove giaceva la compagna di una vita, Lorena Puppo, 50 anni, oramai esanime, e cadere riverso a terra ai piedi del letto battendo la testa. È questa la scena che la nipote si è trovata davanti venerdì pomeriggio attorno alle 15, quando ha aperto la porta di casa.

Una lunga scia di sangue tra il bagno e la camera da letto, dove l’uomo è arrivato dopo aver soffocato la donna, forse in un ultimo tentativo disperato di vederla.

L’ennesimo femminicidio si è consumato a Fossalta di Portogruaro, dove tutti si conoscono e dove la coppia di coniugi era considerata a modo e riservata. Le contusioni alle mani dicono che Lorena Puppo, dipendente di Pulicasa, ditta di pulizie dei loro migliori amici, ha cercato disperatamente di difendersi, ma è stata vinta dalla forza assassina dell’uomo.

Sul posto due ambulanze del Suem, i carabinieri della compagnia di Portogruaro, la Scientifica per i rilievi, il magistrato di turno della procura di Pordenone, Marco Faion, il medico legale Antonello Cirnelli, che ha esaminato i cadaveri di marito e moglie, alla ricerca di una risposta. Che tutti cercano. Sarà l'autopsia a raccontare di più sul triste epilogo che va sotto alla casella “omicidio suicidio”, ancora una volta ai danni di una donna. Ma dal primo esame cadaverico, non c’è dubbio: l’uomo l’ha soffocata nel letto con un cuscino e poi si è tolto la vita procurandosi un profondo taglio alla gola con un taglierino industriale.

Giuseppe, per gli amici Gepo o Geppetto – perché sapeva fare tutto – avrebbe dovuto prendere servizio alle 17. Due lavori, uno per lo più notturno per la San Marco, come vigilante antincendio, il secondo di giorno, quando arrotondava come meccanico. Oltre a lui altre quattro fratelli, l’inverno scorso uno di loro, Gino, era morto di Covid all’ospedale di Jesolo. Un dolore che aveva ancora dentro e che non lo lasciava. Curava la sua auto, che teneva lucida, una Bmw di seconda mano parcheggiata poco distante. Lorena non guidava, aveva avuto un incidente e non se la sentiva più. Tutte le mattine passava a prenderla Giorgio Casagrande, il marito della titolare, che ieri non aveva più lacrime per piangere. La portava al lavoro e poi indietro. Spesso cenavano a casa di uno o dell’altra.

Erano grandi amici. «Mi è crollato il mondo addosso» dice con la voce rotta. L’ultima volta che ha visto Lorena? «È venuta in ditta l’altro ieri, le ho detto “ma sei sempre qui, sei innamorata di me”. Lei ha riso. Domani (oggi ndr) doveva lavorare e le servivano dei prodotti». Ieri l’uomo aveva in mano le chiavi dei clienti, recuperate in casa. La grande passione della donna, elegante, timida, riservata, era Lola, la sua barboncina. «Entrambi vivevano per lei, era come una figlia». Il 20 maggio era stata al concerto di Vasco a Trento, un’altra sua passione.

Ieri mattina alle 11.30 moglie e marito si sono recati al supermercato del centro, hanno fatto la spese per il pranzo, e le provviste per la settimana. Gli ultimi a vederli vivi sono stati i titolari, Catia e Maurizio. Mostrano lo scontrino battuto tre minuti prima di mezzogiorno, 70 euro. «Non venivano mai assieme, di solito arrivava lei in divisa, o lui, oggi (ieri ndr)è stata un’eccezione». Subito dopo sono andati a casa. «Quando abbiamo saputo, non ci potevamo credere».

Il movente non è certo, si batte ogni pista. Tra le ipotesi, tutte da verificare, anche una gelosia sbocciata di recente dell’uomo verso la moglie, che potrebbe avere influito sul raptus omicida.

Oggi, per il riconoscimento ufficiale, dovrebbero arrivare da Spilimbergo, alcuni parenti di Lorena Puppo. Nella città dei mosaici abita da molto tempo Anna Puppo, la sorella della donna. «Non ho avuto alcun segnale premonitore, niente di niente che potesse portare a un così tragico epilogo – ricorda Anna Puppo – li ho sentiti due giorni prima che morissero. Lei era felice. Lui era una persona deliziosa. Insieme erano fantastici». Sarà il nipote Denny, figlio di Anna a eseguire il riconoscimento della zia. «Siamo tutti sconvolti».

Pubblicato su Il Piccolo