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Addio all’attore triestino Marino Masè, il bello del cinema dai “Pugni in tasca” a “Portiere di notte”

Morto a Roma all’età di 83 anni, protagonista di oltre cento film dagli anni Sessanta ad oggi

ROMA. Era stato uno dei più apprezzati attori giovani del cinema d’autore degli anni ’60, il triestino Marino Masè, scomparso nella sua casa di Roma. Nato a Trieste il 21 marzo 1939, aveva 83 anni, e la sua morte è stata improvvisa. «È stato un malore del tutto inaspettato», ha detto la figlia Rachele. «Ora - ha aggiunto la figlia dell’attore - aspettiamo l’’esame autoptico per conoscere le cause, poi ci sarà una commemorazione a Roma e una a Trieste, dopodiché la sue ceneri rimarranno nella sua città, Trieste».

Coprotagonista di uno dei primi film di Jean-Luc Godard (“Les carabiniers”, 1963), Masè aveva recitato agli inizi con maestri quali Luchino Visconti, Marco Bellocchio, Dino Risi, Ettore Scola, Liliana Cavani. Poi, a partire dagli anni ’70, era diventato uno dei più prolifici caratteristi del cinema di genere, in particolare thriller e “poliziotteschi”, alternando queste partecipazioni a presenze in produzioni internazionali d’autore girate in Italia, come “Il ventre dell’architetto” (1987) di Peter Greenaway e “Il padrino – Parte III” (1990) di Francis Ford Coppola.

“Ho cominciato ventenne vincendo il concorso per giovani attori della Vides di Franco Cristaldi – ricordava solo un anno fa un gentile e brioso Masè al “Piccolo” in un’intervista - Così sono entrato all’Actors Studio a Roma e poi nella compagnia teatrale Morelli-Stoppa, con cui ho recitato nell’’Arialda’ di Giovanni Testori per la regia di Luchino Visconti”. Sarà proprio Visconti ad assegnargli in seguito la parte del tutore nel “Gattopardo” (1963).

Dopo gli inizi teatrali, Masè esordisce sul set al fianco di Roger Moore nel film mitologico “Il ratto delle sabine” (1961).

Bruno, atletico, lineamenti regolari, molto fotogenico, ha presto l'occasione di un salto di qualità con i più importanti registi del momento. Partecipa prima a “I mostri” (1963) di Dino Risi, nel celebre episodio “L’oppio dei popoli”, dove interpreta l’amante che s’infila nella camera da letto di una moglie mentre il marito (Ugo Tognazzi) guarda in soggiorno un giallo alla tv e non si accorge di niente. Quando l’amante è già uscito, Tognazzi dice alla moglie: “Non sai che ti sei persa!”.

Scelto su suggerimento di Roberto Rossellini, Masè è poi uno dei due protagonisti di “Les carabiniers”, complesso apologo sulla guerra di Jean-Luc Godard. Qui, dotato dal regista di ampia facoltà di improvvisazione, interpreta il ruolo di Ulysse, uno dei due contadini analfabeti mobilitati per fare la guerra per il re.

Ha quindi ancora un ruolo importante nel film d’esordio di Marco Bellocchio “I pugni in tasca” (1965), dove è Augusto, componente “integrato” della famiglia, meschino, ipocrita e perciò detestato dal distruttivo fratello (il protagonista Lou Castel). “’I pugni in tasca’ era un film poverissimo – ricordava Masè - finanziato coi soldi del fratello di Bellocchio. Rimanemmo quattro mesi a Bobbio in val Trebbia, il paese di Marco. Dormivamo nell’albergo della zia di Bellocchio, che ci cucinava anche i tortellini. Fui pagato con i quattro mesi di affitto della mia casa vuota a Roma”.

In seguito, Liliana Cavani, che era molto amica di Bellocchio, lo chiama sia per “I cannibali” (1970), dove interpreta ancora un simbolo dell’ordine (un ufficiale), sia per il celebre “Portiere di notte” (1974), dov’è un direttore d’orchestra.

Dopo i promettenti inizi, Masè non riesce a trovare ruoli cinematografici altrettanto incisivi. Ma la sua presenza scenica gli apre la strada della caratterizzazione, nel segno della versatilità, cambiando spesso pelle e varcando anche i confini nazionali. Partecipa alla produzione francese “Tre gendarmi a New York” (1965) con Louis De Funès, e subito dopo la MGM lo mette sotto contratto per la serie tv “Codice Gerico” (1966-67) a Hollywood, dove si trasferisce per un breve periodo.

Nella sua vasta (più di 100 titoli) filmografia successiva, oltre a opere di genere e a un’intensa attività televisiva, troviamo nuovamente partecipazioni in film di registi di rilievo come Dario Argento (“Tenebre”, 1982), Luigi Comencini (“Cercasi Gesù”, 1982), Giuseppe Tornatore (“Il camorrista, 1986), Francesco Rosi (“Dimenticare Palermo”, 1990).

Attivo fino alla fine, Marino Masè curava ancora la traduzione e l’adattamento dei dialoghi di film. «Mi è sempre piaciuto scrivere – ricordava - Alle elementari iero bravo in pensierini».

Pubblicato su Il Piccolo