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Addio ad Adriano Bellini, il “re” dei sommelier triestini

Deceduto a 82 anni. Era stato per decenni il gestore dell’Enobar assieme alla moglie Linda. Aveva iniziato l’attività nel lontano 1976. Il vice presidente dell’Ais: «Perdiamo un maestro»

TRIESTE È morto Adriano Bellini, uno dei primi sommelier di Trieste. Bellini, che avrebbe compiuto 82 anni a novembre, era stato per decenni anche titolare del locale “EnoBar” che gestiva assieme alla moglie Linda. Aveva iniziato a dedicarsi al vino, quella che sarebbe poi diventata la passione di una vita intera, dal lontano 1976, periodo in cui era diventato sommelier. Nel corso della sua carriera era stato anche componente del consiglio nazionale dell’Ais (Associazione italiana sommelier).

Bellini era rimasto attivo fino all’ultimo impegnandosi con la passione di sempre nei corsi per associazioni e privati, oltre che per aspiranti sommelier.

Ben quarantasei anni di attività, dunque, tra lezioni, degustazioni e serate evento con i produttori e gli esperti del settore. Ed era in quelle occasioni che Bellini si faceva apprezzare per tutta la sua conoscenza.

«Parliamo davvero di una persona amabile, gioviale e ben voluta, oltre che un grandissimo degustatore», così lo ricorda Roberto Filipaz, vice presidente Ais Friuli Venezia Giulia e delegato di Trieste.

Alcuni anni fa, nel 2017, Bellini aveva scritto un libro: “Vinabolario”, un’opera sul lessico utilizzato da sommelier, produttori ed enotecnici. Un armamentario di terminologie impiegate per la descrizione dei vini, spesso di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, ma che il professionista aveva voluto mettere a disposizione di tutti, esperti e non.

«Il nostro caro amico – aggiunge ancora Filipaz – aveva una grandissima capacità di comunicare in modo semplice anche ciò che risultava apparentemente più complesso e tecnico. Riusciva a farsi comprendere da tutti, non solo da chi era effettivamente del mestiere. Questa è una dote che pochi hanno, perché di solito nel nostro campo si tende a usare troppi tecnicismi. Quando invece parlava Adriano, era più semplice capire. E quando criticava qualcosa, lo faceva in modo costruttivo: una forma di rispetto nei confronti dei produttori».

Negli anni scorsi a Bellini era stato riconosciuto anche il titolo di “Cavaliere della Vitovska” dall’associazione viticoltori del Carso. «Un premio piuttosto ambito in sede provinciale – spiega il vice presidente dell’Ais Friuli Venezia Giulia – perché la manifestazione “Mare e Vitovska”, che si tiene ogni anno al castello di Duino, è forse quella più importante in questa zona”.

Bellini non era legato a un vino in particolare. «Ogni volta che ne descriveva uno – racconta Filipaz – dava l’idea che fosse proprio quello il suo preferito. Ma di certo amava molto i vini locali. Devo dire che è stato un maestro per generazioni».

Pubblicato su Il Piccolo