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Un mese fa scopre di avere una malattia molto rara: tecnico di laboratorio muore a 42 anni

Si tratta di una malattia del sangue rarissima che colpisce una persona su 500 mila e che può colpire chiunque senza preavviso

TOLMEZZO. Il suo sorriso gentile e rassicurante e la battuta scherzosa riportavano ordine anche nelle situazioni più complesse. Un’affabilità che Giulio Trinco fondeva mirabilmente con una grande precisione nel lavoro, sapendo quanto contasse per salvare la vita agli altri.

Molto stimato per la sua professionalità, Trinco era tecnico di laboratorio biomedico al centro trasfusionale e al laboratorio analisi urgenze dell’ospedale di Tolmezzo.

È spirato sabato 15 maggio a 42 anni, all’ospedale di Udine, a causa di una malattia del sangue molto rara scoperta meno di un mese fa. Lascia il papà Gianni (biologo di riferimento del laboratorio analisi di Tolmezzo prima della pensione) e la mamma Daniela. Con loro una comunità intera piange Giulio, ne ricorda i modi educati, l’umanità, la giovialità.

I funerali si svolgeranno martedì, alle 15, in duomo a Tolmezzo. Giulio, laureatosi tecnico di laboratorio biomedico, era stato assunto al centro trasfusionale di Udine, per approdare poi al nosocomio carnico, dove operava al settore trasfusionale e nel laboratorio analisi urgenze.

Ha molto lavorato su sacche, gruppi e preparazione di sacche per pazienti che ne avevano bisogno. «È stato uno dei tecnici che ha lavorato con me più a lungo - lo ricorda Cristiana Gallizia, responsabile della Medicina trasfusionale negli ospedali di Tolmezzo e San Daniele - arrivò nel 2006 a Tolmezzo, ha contribuito con noi alla creazione del Trasfusionale com’è ora e faceva parte del team con cui abbiamo attivato una guardia tecnica attiva H24 per le urgenze sia di laboratorio che trasfusionali.

Si impegnò molto per quel progetto. Era molto puntuale e affidabile, qualità preziose in un trasfusionale, dove ogni minimo errore può essere fatale per i pazienti.

È stato veramente fondamentale per il raggiungimento dell’accreditamento e la certificazione della struttura. Un punto di riferimento importante per me.

Gioviale, contribuiva ad alleggerire le tensioni che ci sono inevitabilmente in un laboratorio d’urgenza, dove devi operare presto e senza errori. Era molto profondo d’animo».

Tra gli amici c’è chi lo ricorda per il suo saper mettere ciascuno a proprio agio e in tanti esprimono ai genitori la grande stima di cui Giulio godeva nella comunità.

Fin da giovane molto sportivo (dal tennis allo sci alla corsa), un incidente in moto 10 anni fa lo costrinse a rinunciare a molte attività (da allora si dedicò alla bici). Meno di un mese fa compare improvvisa una malattia del sangue rarissima che colpisce una persona su 500 mila, ma può colpire chiunque. Senza preavviso. Giulio da allora ha ricevuto tante trasfusioni.

«Lui ha lavorato tanto per i donatori di sangue – ricorda il padre – e per 20 giorni è stato salvato proprio dai donatori». La famiglia e Gallizia ringraziano tutti i donatori di sangue, perché il loro apporto c’è stato.

«Facciamo appello – affermano – a tutti coloro che sono in condizioni di farlo a donare sangue: i donatori di sangue sono indispensabili».

Pubblicato su Il Piccolo