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Morto giocando a calcetto a Monfalcone, disposta l’autopsia su Aleksij Soban

Il cinquantenne colpito da infarto durante una partita Il ricordo del cognato: «Aleksij vedeva il bello in ogni cosa»

SAN FLORIANO San Floriano e Jamiano, i suoi paesi, ma anche Gorizia, l’intera comunità della minoranza slovena, il mondo dello sport e più in generale i tantissimi amici che in queste ore si stanno stringendo attorno ad una famiglia travolta dal dolore, dovranno aspettare ancora un po’ prima di poter dare il loro ultimo saluto ad Aleksij Soban, il cinquantenne di San Floriano del Collio stroncato da un malore mentre stava assecondando una volta di più la sua passione per lo sport, per il pallone, giocando a calcetto nella palestra della scuola primaria “Duca d’Aosta” di Monfalcone.

Per capire cosa sia successo, chiarire perché il suo cuore grande si sia fermato all’improvviso, è stata disposta l’autopsia, e solo dopo si potrà organizzare il funerale. Una cerimonia che, è facile intuirlo, porterà accanto alla moglie Emanuela Koren, ai figli Sara, Peter e Martin, alla madre Tatjana, alle sorelle Alenka e Jana e a tutta la famiglia tantissime persone. Perché erano tanti coloro che conoscevano e volevano un bene sincero ad Aleksij, capace con il suo carattere aperto e generoso di accogliere e tenere vicino chi incontrava, e con il suo spirito curioso e pieno di interessi di fare sempre nuove conoscenze.

«Aleksij era una persone incredibilmente poliedrica, aveva mille qualità e mille interessi diversi – lo ricorda commosso il cognato Miloš Cotar, marito di una delle sorelle di Soban, Alenka –. Mi ha sempre colpito la sua capacità di interessarsi agli argomenti più svariati, e di approfondirli con passione fino a padroneggiarli, grazie anche ad una memoria che gli ho sempre invidiato, e che gli permetteva di ricordare bene tutto. Dovessi definire Aleksij con una parola, direi che era un’esteta, un amante del bello in ogni sua forma: e non intendo il bello fine a se stesso o il lusso, ma tutto ciò che esprimeva bellezza, qualità, saper fare».

Soban seguiva con attenzione anche la politica locale – e ieri, durante la presentazione della lista per le Comunali di Gorizia, la Slovenska Skupnost gli ha riservato un pensiero, testimoniando la sua vicinanza alla famiglia –, ma amava soprattutto la musica (i cantautori italiani, da Battiato a De Gregori, ma anche quelli sloveni come Vlado Kreslin, o croati come Oliver Dragojevic) e approfondire la conoscenza delle lingue, impegnato anche in traduzioni, quando il tempo glielo permetteva. «Conosceva, oltre all’italiano e allo sloveno, anche il serbo croato e l’inglese; lo appassionavano soprattutto i termini meno comuni – racconta ancora il cognato –. Oppure le differenze, gli slang, confrontava i modi di dire tra l’inglese britannico e quello americano». Poi, ovviamente, lo sport. Il suo grande amore. Calcio, certo, ma non soltanto, visto che «seguiva e tifava ogni disciplina, con la stessa intensità una finale tra professionisti come una sfida tra amatori, perché era lo spirito sportivo che lo animava», dice Cotar.

Il suo cuore di tifoso batteva per la Juventus, che aveva avuto occasione di seguire alcune volte anche allo stadio, assieme ai figli. Quel cuore che lo ha accompagnato, gonfio d’affetti e di passioni, in mille avventure e iniziative. E poi lo ha tradito senza preavviso (da quanto si apprende Aleksij non aveva avuto disturbi o problemi di salute, ed essendo uno sportivo si teneva sotto controllo), proprio mentre faceva ciò che più amava.

Pubblicato su Il Piccolo