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Esplosione in una fabbrica chimica in Slovenia, feriti e dispersi: ecco cosa è successo

Gravissimo incidente a Kocevje, cittadina nel sud della Slovenia a 80 chilometri da Trieste. Senza esito le ricerche di cinque operai. L’Arpa: nessun allarme in regione

LUBIANA Un’esplosione improvvisa e fortissima, poi una colonna di fumo denso e nero che s’innalza verso il cielo, visibile a chilometri di distanza, un fragore incredibile, mentre la cittadinanza atterrita viene invitata a rimanere in casa e a chiudere tutte le finestre, per precauzione. Il bilancio, ancora non definitivo, parla di almeno sei feriti e cinque dispersi – e le possibilità di ritrovarli vivi è minima. Bilancio del gravissimo incidente accaduto giovedì mattina, intorno alle otto e mezza, in una fabbrica a Kocevje, una cittadina di poco più di 8mila abitanti nel sud della Slovenia, a solo 80 chilometri in linea d’aria da Trieste.

L’impianto teatro della tragedia è quello della Melamin, una storica impresa attiva fin dal 1954 e da anni leader nella produzione di agenti chimici e resine per i comparti della carta, della gomma, delle vernici e delle costruzioni. Proprio alla Melamin, per cause che sono ora al vaglio degli inquirenti – ma il sospetto primario è l’errore umano - si è verificata di prima mattina la fortissima deflagrazione, con alta probabilità non all’interno dello stabilimento come si temeva nei momenti iniziali, ma nell’area di scarico merci, dove era appena giunta un’autocisterna, per poi estendersi a una parte dell’impianto e a una delle centraline elettriche dell’azienda, che conta quasi duecento dipendenti.

L’esplosione ha provocato panico nella cittadina e richiesto l’intervento di 150 vigili del fuoco, confluiti anche dalle zone vicine. Nei primi concitati attimi dopo lo scoppio, a caldo, le autorità avevano subito invitato la popolazione a chiudersi in casa e a sbarrare porte e finestre, temendo un più grave disastro chimico, tenuto conto della tipologia di produzione della Melamin. Tuttavia, dopo un paio d’ore, si è potuto verificare che «la situazione è sotto controllo», ha annunciato Leon Behin, il comandante dei vigili del fuoco di Kocevje. Sono tuttavia importanti i danni segnalati dai media locali all’impianto, ma problemi sono stati registrati anche ad abitazioni ed edifici – incluso un ospizio e un ambulatorio – vicini al luogo dello scoppio, con vetri rotti e crepe nei muri.

Kocevje avrà bisogno di tempo per riprendersi dallo choc e dalle notizie allarmanti arrivate nel corso della giornata. Dopo il panico iniziale, era stato infatti calcolato in oltre una ventina il numero dei feriti, poi sceso a sei, tutti dipendenti dell’azienda di cui due in pericolo di vita a causa delle ustioni, elitrasportati a Lubiana. Per non parlare dei cinque dispersi, quattro contrattisti e un dipendente, l’informazione fornita dal Ceo dell’impresa Srecko Stefanic. Le condizioni nell’area dell’esplosione fanno pensare che le loro chance di sopravvivenza siano praticamente nulle e che «le persone siano decedute per l’esplosione», ha spiegato Stefanic ieri sera. Anche le autorità di Lubiana, in serata, hanno annunciato la fine delle operazioni di spegnimento e di ricerca di vittime, confermando che i cinque dispersi – i cui resti non sono stati ancora ritrovati tra macerie ancora troppo calde - sono verosimilmente morti. Era una notizia purtroppo «attesa, viste le dimensioni dell’incidente», ha aggiunto Behin.

Il bilancio poteva essere ancora più pesante. L’impianto di Kocevje, infatti, è classificato di grado “Seveso”, la definizione slovena per una sessantina di imprese nazionali che teoricamente potrebbero causare danni all’ambiente e alla popolazione. L’esplosione di ieri, ha però assicurato il capo della Protezione civile Srecko Sostan, non ha provocato contaminazioni dell’acqua, mentre il rilascio di altre sostanze nocive è stato «contenuto», ha riportato l’agenzia di stampa slovena Sta. Una unità dell’esercito specializzata in decontaminazioni e le centraline di monitoraggio non hanno registrato sostanze tossiche nei fumi rilasciato dopo l’incidente, il più grave di questo tipo nella storia recente della Slovenia.

Preoccupazioni che sono riecheggiate fino in Friuli Venezia Giulia, dove l’Arpa ha tenuto a precisare che sono state escluse «ricadute di inquinanti» nel territorio regionale. —

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Pubblicato su Il Piccolo