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Morto a 21 anni sulla A23: indagato per omicidio stradale il collega di Alessandro Paolini

L’iscrizione del 23enne nel registro è stata confermata dalla Procura di Udine. È stato un tamponamento. Regolare la condotta del tir che precedeva il furgone

MONFALCONE C’è un nome nel registro degli indagati per il decesso di Alessandro Paolini, il 21enne di Vermegliano vittima lo scorso 27 aprile di un tragico schianto sull’A23, mentre viaggiava come passeggero nel tratto tra Udine nord e Gemona, in direzione Tarvisio, a bordo del furgoncino aziendale della Site.

La Procura di Udine, con il pm Giorgio Milillo, aveva aperto nell’immediatezza dei fatti un fascicolo per omicidio stradale, ai sensi del relativo codice. E al momento risulta indagato, per l’ipotesi di reato, una sola persona: il collega di Paolini che si trovava al volante della vettura aziendale, M.F di 23 anni, originario di Catania.

Pure lui ferito nell’impatto, al km 41, con un tir di targa polacca che precedeva a velocità regolare il mezzo, è stato dimesso dall’ospedale di Udine tre giorni dopo l’incidente, con lievi ferite e una prognosi di sette giorni. La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati è stata confermata ieri dalla Procura.

Inizia intanto a delinearsi il contesto dell’incidente, registrato alle 8.23 precisamente nella località di Buja, in cui lo sfortunato giovane è deceduto sul colpo. Si è trattato di un tamponamento, le cui cause precise sono ancora al vaglio degli agenti della Polizia stradale di Udine, intervenuti sul posto per i rilievi. Tra le ipotesi valutate sarebbe però da escludersi la velocità: pare che il furgoncino (come il tir che lo precedeva) viaggiasse al momento dell’impatto a un’andatura compatibile con i limiti imposti nel tratto autostradale. Da prassi, in questi casi, si sono svolti gli accertamenti dell’alcol test e dell’esame tossicologico sul conducente, di cui si attendono gli esiti, non noti.

Non è inusuale che, in sinistri mortali, la magistratura si avvalga, per chiarire i contorni della dinamica, di approfondimenti di natura tecnica, con l’affidamento di specifici incarichi a periti e consulenti, ma per ora non si sa se la Procura lo riterrà opportuno: le indagini sono coperte in questa fase da segreto istruttorio.

Non risultano rilievi, comunque, sulla condotta alla guida del cittadino ucraino di 56 anni, illeso, che stava percorrendo l’A23 nella stessa direzione di marcia del furgoncino. Parrebbe assodato che l’autoarticolato stesse procedendo sulla propria carreggiata ad andatura regolare (per i tir la velocità massima è di ottanta chilometri orari), tant’è che l’uomo si sarebbe accorto dell’incidente solo al momento del tamponamento, per l’impatto avvertito nella parte posteriore, accostando poi nei tempi e a distanza compatibile con la stazza del mezzo.

Da chiarire, quindi, quanto avvenuto negli istanti immediatamente precedenti, quando il furgoncino ha sterzato a sinistra e lo spigolo del veicolo, sempre sul lato sinistro, è finito col collidere con il retro dell’autotreno. L’auto, proprio sul lato dove viaggiava il povero Alessandro Paolini, è finita sotto il tir prima di concludere la traiettoria schiantandosi contro il guard-rail. L’impatto è stato violentissimo, non sono valse le cinture allacciate (il ragazzo era molto prudente, come sempre ricordato dai genitori e amici): il 21enne ha perso la vita sul colpo.

Paolini da un paio di mesi aveva intrapreso un percorso di formazione alla filiale di Ruda della Site, un’azienda specializzata in servizi nell’ambito delle telecomunicazioni, dell’energia e dei trasporti che opera in tutta Italia, ed era stato affiancato a un collega. Quel mercoledì, dopo aver raggiunto dall’abitazione di Vermegliano il luogo di lavoro era salito sul furgone. Avrebbe dovuto svolgere un intervento da un cliente, nella zona dell’Alto Friuli. Ma non c’è mai arrivato.

Pubblicato su Il Piccolo