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Sveglia alle 5 del mattino per andare a lavorare nell’auto regalata a Pasqua dalla mamma e dal papà: ecco chi era Alessandro, il 21enne morto sulla A23

Nella casa di Vermegliano preparava il pranzo e poi si recava a Ruda per iniziare la giornata in una destinazione che ogni volta era diversa

MONFALCONE. Alessandro Paolini aveva 21 anni. Da due mesi si svegliava alle 5. Si vestiva, si preparava il pranzo e alle 7 meno un quarto prendeva l’auto. Usciva di casa per andare alla Site, la filiale di Ruda che lo aveva da poco assunto per distribuire la fibra ottica sul territorio. Gli veniva assegnata una destinazione, ogni giorno diversa, e col furgoncino del datore s’avviava con un collega al lavoro. La giornata di ieri era partita con le medesime, minute scansioni. E il papà Eddo, dirigente del Ronchi calcio under 19, per quei 15 minuti di scarto dall’ora della sua sveglia, le 7, non aveva fatto in tempo a salutarlo.

Non potrà farlo più. Perché ieri, Alessandro Paolini, è andato a lavorare come ogni giorno da due mesi a questa parte, ma la sera non ha fatto rientro a Vermegliano. Non ha riabbracciato la famiglia. La sua vita si è bruscamente recisa tra Udine nord e Gemona, sulla lingua d’asfalto dell’A23, all’altezza di Buja. Non guidava lui, stava sul sedile del passeggero. E se ne sono stupiti, il papà e la mamma Donatella Ampola, impiegata civile alla Questura di Gorizia. Perché il figlio era prudente, come forse non lo si è a quell’età: preferiva mettersi lui, al volante, piuttosto che lasciarsi condurre. Faceva sempre così, tranne quando a guidare era il cugino, ricorda la mamma, straziata dal dolore.

Ed era attento, Alessandro, con la macchina. Perché spesso, per recarsi al lavoro, prendeva in prestito la vettura del papà. Sicché due settimane prima i genitori, per fargli un regalo, gliene avevano presa una tutta sua – una Hyundai –, consegnandogli oltre alle chiavi una gioia immensa. E a dir il vero non era neppure il giorno del suo compleanno, il 27 luglio. Ma un ragazzo così coscienzioso, responsabile, buono – a volte quasi troppo altruista con gli amici, come ricordano in casa – quella felicità lì se la meritava tutta, dentro l’uovo di Pasqua.

In lui c’era qualcosa ch’era solo suo, e ora è perduto per sempre. Il papà Eddo che al calcio ronchese si era avvicinato per seguire da vicino le piroette in campo del figliolo e poi, come quasi sempre accade, c’era rimasto da dirigente, quando ha saputo è stato colto da malore e portato al San Polo. È stata la Polizia stradale a far entrare il lutto nella casa di Vermegliano, riferendo la notizia del decesso ai familiari, come avviene in questi casi. Alessandro Paolini lascia mamma Donatella, papà Eddo, la sorella di sei anni più grande, Viviana. La salma è ha disposizione dell’autorità giudiziaria, quando arriverà il nulla osta si penserà al funerale.

Una vita piena di amici, di tante compagnie diverse, quella di Alessandro Paolini, di cui tutti, in queste ore, ricordano la gentilezza, la solarità, i modi sempre cortesi ed educati, il sorriso, la naturale inclinazione a porgere una mano. Aveva frequentato a Staranzano l’Itc Marconi, nel 2019 si era diplomato perito elettrotecnico. «Bravetto, sempre la media del 7 e anche qualcosa di più, mai crediti, propenso al dialogo, a un approccio allo studio costruttivo, positivo», ricorda il preside Marco Fragiacomo. Sicuramente uno che non dà problemi, anzi: uno studente che si ricorda con orgoglio. E purtroppo con un groppo in gola, quando si apprendono notizie come quelle di ieri, che un professore, un amico, un genitore mai vorrebbero trapassassero le orecchie.

Dopo il diploma Alessandro Paolini si era dedicato alla specializzazione biennale al Volta di Trieste come super perito di apparecchiature biomediche. Ed era riuscito a lavorare per alcuni mesi in un campo inerente; poi a lui, come ad altri, non era stato rinnovato il contratto.

Con autentico entusiasmo, quindi, aveva accettato il lavoro alla Site. Non lo spaventavano la sveglia alle 5, l’ignoto quotidiano della destinazione (per questo, ieri, il papà non sapeva dove fosse diretto il figlio), la fatica. Ci teneva, a 21 anni, a quel lavoro. Se lo teneva stretto. Ma per quel lavoro, ieri, Alessandro Paolini non è tornato a casa.

E a Vermegliano si è spenta una luce per sempre.

Pubblicato su Il Piccolo