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Morto a 96 anni Renato Aloisio uno dei deportati del cine Azzurro

Oggi a Pieris l’addio allo storico commerciante. Nel 1944 fu arrestato dai Tedeschi per aver fischiato il filmato dell’incontro tra il Duce e Hitler 

il personaggio

Si è congedato a 96 anni Renato Aloisio, l'ultimo dei 33 giovani deportati in Germania nell'estate del 1944 per aver fischiato l'abbraccio tra il Duce e Hitler nel videogiornale proiettato prima del film in programma al cine Azzurro di Pieris. In paese, dove oggi, alle 11, nella chiesa parrocchiale di Sant'Andrea, avranno luogo i funerali, Aloisio però è ricordato forse più per l'attività del suo negozio di alimentari, in via Roma, dirimpettaio o quasi della trattoria Al Vetturino. Vi aveva iniziato a lavorare con il padre nel 1939, diventando nel 1945 uno dei primi soci della neo costituita Associazione dei commercianti di Monfalcone, nei cui uffici ha sempre portato allegria con i suoi racconti. Non a caso lo scorso anno il presidente dell'Ascom Roberto Antonelli e il direttore Stefano Zotti hanno voluto ringraziare in modo ufficiale Renato, in occasione dei suoi 95 anni, consegnandoli una targa.

C'è invece un cippo, dal gennaio del 2012, a ricordare a Pieris la vicenda dei 33 deportati e a scoprirlo fu proprio Aloisio, assieme ad altri due compagni di sventura allora ancora in vita, Licio Cosani e Oder Spanghero. Rastrellati dai fascisti locali subito all'uscita dal cinema, riconvertito poi in un locale notturno (il Tiffany), i giovani, in tutto una settantina, furono portati prima nel campo sportivo del paese e poi in una stalla. Il giorno dopo, il 29 agosto, una quarantina dei fermati fu liberata, mentre gli altri furono caricati su una corriera delle Ss di Trieste, dove arrivarono finendo nel carcere del Coroneo. Dopo altri tre giorni, i 33 rastrellati nel cine Azzurro furono fatti salire sui vagoni merci. Il viaggio per tutti si concluse a Brombach, in Baviera, dove finirono in un campo per essere impiegati nelle fabbriche. Nel campo c'erano anche le botte, le umiliazioni. In fabbrica la paura dei bombardamenti. "Sopra tutto la fame", come nel 2012 ricordò Oder Spanghero. Liberati dagli alleati e trasferiti a Milano, per i giovani finiti in Germania il resto del viaggio fu a piedi. —

LA.BL.

Pubblicato su Il Piccolo