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Morì di overdose a 35 anni in via 9 Giugno Dopo quattro anni cominciato il processo

L’imputato Leo Castagna, 34 anni, risponde di morte come conseguenza di altro delitto, in questo caso cessione di droga

Lo avevano trovato senza vita in casa, riverso nel bagno, stroncato da un’assunzione di droga pesante. Si chiamava Michele Agosta, faceva l’operaio nella ditta di famiglia e aveva soltanto 35 anni quando i carabinieri di via Sant’Anna, il 14 luglio del 2016, un giovedì pomeriggio, avevano rinvenuto il suo cadavere in un appartamento al civico 97 di via 9 Giugno.

A poca distanza dal corpo, una siringa. E nell’immondizia, ormai gettata via, un’altra. I militari erano piombati lì perché allertati dal padre della vittima, che da qualche giorno non dava più notizie di sé. Preoccupato il genitore, titolare di un’impresa, la Mtt srl, azienda dell’indotto Fincantieri, si era rivolto al 112.

Di questa tragica vicenda e dell’esito delle indagini oltre quattro anni fa avviate dagli inquirenti non si era più saputo nulla. Fino a qualche giorno fa, quando dal Procuratore capo di Gorizia, Massimo Lia, si è appreso che per quest’episodio di cronaca nera ora è a processo in tribunale, con l’accusa di morte come conseguenza di altro delitto, la cessione di sostanza stupefacente, Leo Castagna, 34 anni, residente in zona.

L’uomo, operaio, si professa «completamente innocente», del tutto estraneo ai fatti. È difeso dall’avvocato Mario Matteucci, che parla di un processo «assolutamente indiziario». Davanti ai capi di imputazione formulati nella richiesta di rinvio a giudizio dal sostituto Valentina Bossi, dall’inizio titolare del fascicolo, ammette solo – attraverso il suo legale – di aver conosciuto effettivamente la vittima, ma come lui diverse altre persone, cioè ogni dipendente della ditta Mtt srl, realtà dell’indotto in cui lui stesso aveva lavorato in qualità di operaio. Come Michele Agosta.

Il processo, dopo l’udienza preliminare davanti al gup Flavia Mangiante, si è aperto nei mesi scorsi ed è alle fasi iniziali. In qualità di teste è però già stato ascoltato il padre della vittima, ma vi sono ancora diverse persone da sentire, a partire dai periti nominati dalla Procura. Si tratta di uno dei pochi processi di morte per overdose passati negli ultimi anni al tribunale di Gorizia, in cui il dramma viene addebitato a una presunta cessione di sostanza, cocaina stando agli atti. La prossima udienza si terrà il 27 gennaio 2021.

Michele Agosta, la vittima, era nato a Ragusa, ma viveva a Monfalcone, in una palazzina bianca con il portone in legno di via 9 Giugno. La sua famiglia risultava da anni trapiantata a Rovigo.

Il 14 luglio 2016, quando l’operaio era stato trovato, ormai privo di vita, nell’appartamento in centro dai carabinieri indossava abiti da casa e non c’erano segni di violenza o effrazione negli ambienti circostanti.

Sul posto, poco prima, erano intervenuti anche i vigili del fuoco del distaccamento di via Sant’Anna: erano saliti fino alla porta dell’alloggio, che avevano trovato chiusa a chiave. Da dentro nessun segnale. E subito, per questo, si era temuto il peggio. La porta di ingresso, a vetri, era stata successivamente spalancata, facendo emergere la terribile scoperta del decesso, risalente a uno o due giorni prima.

Anche l’autopsia disposta dalla magistratura, che aveva ricondotto la morte di Agosta a un arresto cardiaco, non aveva rilevato ferite riconducibili a eventuali aggressioni. Del resto, di possibile overdose si era parlato già alla prima ispezione cadaverica, condotta subito dopo il rinvenimento del corpo dal medico legale dell’Università di Udine Ugo Da Broi. Overdose da cocaina, secondo le analisi sui tessuti successivamente prodotte.

A poca distanza dal corpo di Agosta era stata rinvenuta una siringa. Ce n’era una seconda nell’immondizia. Entrambe erano state repertate e poste sotto sequestro. C’era forse un’altra persona prima o durante il malore accusato dalla vittima? E quest’ultima come aveva trascorso le sue ultime ore di vita, prima che si consumasse la tragica fine?

Aspetti, questi, che andranno sviscerati e su cui ora il processo dovrà fare luce. —

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Pubblicato su Il Piccolo