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L’addio ad Abram tra tanti amici di mille battaglie

«Roberto Abram ha dato un senso, uno scopo e un significato alla sua vita. È stato un buon cristiano», riflette don Gilberto Dudine nella chiesa della Marcelliana.

La bara contenente la salma è di legno chiaro, essenziale.

Chiaro ed essenziale è stato Abram, battagliero, leale, generoso e troppe volte ingenuo.

Prima all’obitorio e poi alla Marcelliana tanti amici a salutarlo, tra i quali molti politici di centrosinistra (gli ex sindaci Porciani e Persi, Giorgio Brandolin con il fratello Mario, Falanga, Piredda, Delbello, Gherghetta, Pahor, Sara Vito, Ghinelli, Zorzin; se qualcuno ci è sfuggito chiediamo scusa).

Per il centrodestra, con fascia tricolore, il sindaco Cisint e l’assessore Volante accompagnati dal capo dell’ufficio stampa Gregoretti (all’obitorio c’era Razzini).

Vistosa l’assenza dell’ex giunta Altran alla quale Abram ha dato l’anima in progetti, stimoli, idee per ricevere cosa nel momento del bisogno?

Don Dudine pronuncia solo alla fine della sua omelia la parola amianto. Abram è morto di mesotelioma come centinaia e centinaia di suoi ex colleghi cantierini.

Il sindaco Cisint stringe la mano ai congiunti di Abram, prima e dopo il rito attorniati da tanto affetto.

A cerimonia conclusa chiosa il primo cittadino: «Chi non c’era ha mancato un momento importante per testimoniare la partecipazione della comunità a una tragedia, quella dell’amianto, che non ci dà tregua. Con Abram ho avuto degli scontri, è vero. Ma nella vita capita di scontrarsi e di riavvicinarsi, come è successo a noi».

Un applauso ha accompagnato il feretro verso la cremazione.

«Va bene, va bene» immaginiamo abbia detto Abram dal posto in cui è.

Ro.Co.

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Pubblicato su Il Piccolo