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È scomparso Bressan grande poeta e saggista esperto di linguistica

RONCHI. Un uomo dalle mille capacità e risorse. Un grande esponente del mondo culturale. Si è spento nelle scorse ore Claudio Bressan, nato a Ronchi dei Legionari nel febbraio 1946. Laureato in filosofia, è stato impegnato nell’amministrazione comunale negli anni ’90. È stato un professore risoluto, severo, giusto, preparatissimo e comunque sodale con gli studenti nelle gite scolastiche, alle scuole medie inferiori fino alla pensione. La sua passione per l’attività formativa l’ha portato a mettersi a disposizione di studenti lavoratori alle scuole serali e come supporto allo studio per studenti liceali, accompagnandoli allo studio di greco e latino. Animo inquieto, dotato di forte personalità, talvolta inaspettatamente tranchant nei rapporti sociali. È stato anche poeta sensibile e delicato, ha pubblicato diverse raccolte di poesie, tra cui “Poesie d’amore” nel 1982, ”A Sogni Uniti” nel 1993 e “Mari di Vipiteno” nel 1997. Fedelissima al tema dell’amore e degli affetti, la poesia di Claudio Bressan non lo è altrettanto nei confronti dello strumento linguistico, che è stato di volta in volta l’italiano, il friulano, il bisiaco ed anche il pastiche bilingue e trilingue.

Alla qualità ed al valore innovativo della sua produzione lirica non sono mancati significativi riconoscimenti: dall’inserimento, a soli 29 anni, nella prestigiosa “Antologia della letteratura friulana” di Bindo Chiurlo e Andreina Ciceri, fino all’assegnazione del premio nazionale di poesia Santa Chiara-Città di Udine, senza dimenticare che Dino Virgili ne “La flôr, letteratura ladina del Friuli”, lo annovera tra gli autori «che proseguono e approfondscono le linee di rinnovamento di questo dopoguerra». Parallela spesso a quella creativa si è svolta la sua attività di saggista. Nel 1973 è stato il primo studioso a condurre una ricerca sistematica sulla cultura bisiaca, di cui dà conto anche attraverso un ciclo di conversazioni dai microfoni della Rai. Qualche anno dopo ha portato alla luce le radici della letteratura in friulano a Gorizia, trascrivendo e dando alle stampe i manoscritti di un prolifico autore del Seicento (Poesie friulane di Giò Maria Marusig, Società filologica Friulana, Udine, 1976). Ha collaborato per quasi trent’anni ai programmi culturali della Rai, per la quale ha realizzato trasmissioni di preminente interesse storico letterario. Fin dai 18 anni è stato presente su terze pagine e riviste con racconti, testi critici, traduzioni e prose liriche. I funerali si svolgeranno domani, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale di Maria Madre della Chiesa.—

Lu. Pe.

Pubblicato su Il Piccolo