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L’omaggio degli amici a un anno dalla scomparsa al ciclista Roberto Moimas

RONCHI. Un anno fa, in un incidente stradale, moriva Roberto Moimas, ciclista di rango e non solo. Ad un anno da quel tragico evento la famiglia, i parenti e gli amici si ritroveranno, oggi, alle 18.30, nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano, nel rione ronchese di Vermegliano, per una messa in suffragio. Accanto a loro i dirigenti, i tecnici e gli atleti del Pedale Ronchese, la società ciclistica di Ronchi dei Legionari dove Roberto mosse le sue prime pedalate, diventando, poi con il tempo, uno dei migliori talenti del ciclismo dilettantistico del Friuli Venezia Giulia.

Le sue bacheche sono colme di trofei, di targhe che testimoniano le sue vittorie di titoli regionali e nazionali, a dimostrazione delle grandi doti di atleta di Roberto Moimas.

Ben 100 le sue vittorie su strada e nella mountain bike. Prima della sua prematura scomparsa, a soli 51 anni, nel ciclocross difendeva i colori della società triestina intitolata al mitico Cottur. Roberto era nato a Ronchi dei Legionari, nel rione di Selz per la precisione, il 10 aprile del 1966, primogenito di Ennio e Luciana. Una famiglia di sani principi morali, allietata, alcuni anni dopo, dalla nascita del fratello Ivan. «Si affacciò al ciclismo all'età di 14 anni – ricorda Alfio Agostinelli, grande dirigente del ciclismo ronchese e per anni presidente del Nucleo ciclistico giovanile – un ciclista stimato dai compagni di squadra ed avversari per la sua correttezza e generosità, in gara e fuori». Anche nel campo sociale ha saputo emergere. Lavorava in un'importante azienda dell'Isontino, con mansioni direttive conquistate per la sua serietà e dedizione al lavoro. —

Lu.Pe.

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Pubblicato su Il Piccolo