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Norma Cossetto, un film per ricordare la sua morta

 

Chi era

 

Norma Cossetto fu barbaramente uccisa nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943 dai partigiani titini. Era una studentessa istriana seviziata che fu uccisa da un gruppo di partigiani nel 1943, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre. Fu gettata il 5 ottobre 1943 nella foiba di Villa Surani dopo essere stata seviziata e ripetutamente violentata. Norma, come racconta l'Enciclopedia delle donne,  nasce a Santa Domenica di Visinada (Labinci), piccolo borgo agricolo dell’entroterra istriano, non lontano da Parenzo, o Poreč, territorio ora appartenente alla Croazia. I suoi genitori, Giuseppe e Margherita, sono possidenti terrieri non facoltosi ma benestanti secondo gli standard dell’epoca. Norma frequenta al suo paese la scuola materna e quella elementare fino alla classe quarta, e poi si trasferisce a Gorizia, dove frequenta il liceo classico conseguendo nel 1939 la maturità con ottimi voti. Alla fine dell’estate si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia, all’Università di Padova, superando brillantemente tutti gli esami.

 

 

Nell’ottobre del 1941 ottiene una supplenza come insegnante di lettere al liceo Gian Rinaldo Carli di Pisino e l’anno seguente consegue un nuovo incarico presso l’Istituto Magistrale Regina Margerita di Parenzo. Riesce ad ottenere anche brevi docenze a Spalato ed Albona, coronando così il suo sogno di intraprendere la professione di educatrice. I suoi contemporanei la ricordano come una giovane ragazza dedita allo sport, molto portata per gli studi e le lingue straniere. Parla bene il francese e il tedesco. Si dedica anche allo studio del pianoforte, ama il canto e la pittura. Fidanzata con un incursore dei mezzi d’assalto della Regia Marina, Norma è una ragazza ben inserita nel contesto sociale in cui vive. Suo padre è un proprietario terriero molto stimato a Santa Domenica di Visinada avendo contribuito allo sviluppo della vita agricola e sociale del paese quale Commissario Governativo delle Casse Rurali per l’Istria, una carica questa che gli ha permesso di aiutare gli indigenti del luogo.

 

Nell’estate del 1943, Norma gira in bicicletta per i comuni dell’Istria raccogliendo materiale per la sua tesi di laurea, intitolata L’Istria rossa e dedicata allo studio del territorio istriano ricco di bauxite. Nello stesso periodo, la famiglia Cossetto si vede costretta a lasciare Visinada perché, all’arrivo dei partigiani titini in paese, iniziano le minacce dirette verso i vari componenti della famiglia. Il padre Giuseppe è costretto pertanto a trasferirsi per un breve periodo a Trieste. Gli zii Giovanni ed Emanuele, fratelli del padre, vengono arrestati rispettivamente il 16 e il 24 settembre e subito condotti a Pisino. Il 25 settembre un gruppo di partigiani titini irrompe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Il giorno successivo prelevano Norma che viene portata nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i partigiani la tormentano, promettendole libertà e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare con il Movimento Popolare di Liberazione. Al netto rifiuto, viene rinchiusa con altri parenti, conoscenti ed amici nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo.

 

La mattina seguente alcuni membri della famiglia Cossetto cercano di farle visita portando cibo e vestiario di ricambio ma vengono allontanati con la scusa che l’indomani tutti gli arrestati sarebbero ritornati alle proprie abitazioni. È il 30 settembre e la mattina seguente invece della liberazione giunge un nuovo ed inaspettato trasferimento. I tedeschi sono in procinto di arrivare a Parenzo e uno degli ultimi autocarri a lasciare la città prima della colonna germanica è quello dei prigionieri che il Comitato Popolare di Liberazione manda ad Antignana, dove vengono rinchiusi, prima nella ex caserma dei Carabinieri, ed in seguito nell’edificio della locale scuola. La situazione repentinamente precipita perché i componenti del presidio partigiano iniziano a torturare e malmenare tutti i detenuti. Tutte le donne vengono violentate e seviziate. Norma, che continua a rifiutare ogni collaborazione con il Movimento Popolare di Liberazione, viene portata in una stanza a parte dell’edificio, spogliata e legata ad un tavolo.

 

Qui è ripetutamente violentata da diciassette aguzzini, e dopo giorni di sevizie viene gettata nuda nella foiba di Villa Surani, sita alle pendici del Monte Croce, vicino alla strada che da Antignana porta al villaggio agricolo di Montreo. È la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. Il 13 ottobre 1943 i tedeschi ritornano in paese e, a seguito della cattura di alcuni partigiani titini, riescono a fornire informazioni attendibili a Licia, sorella di Norma, sul destino del padre e della sorella, confermando l’esecuzione di entrambi. Il 10 dicembre 1943 i Vigili del Fuoco di Pola, al comando del maresciallo Arnaldo Harzarich, recuperano la salma di Norma: rinvenuta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate, un pezzo di legno conficcato nei genitali.

 

 

 

Proprio lo scorso aprile è stata insignita di una medaglia bronzea in segno di riconoscenza per l’impegno profuso nel sociale a Erminia Dionis Bernobi, classe 1946. Anche lei vittima dell'esodo che coinvolse i profughi istriani nel lontano dopoguerra ma ancora nei ricordi di chi dovette lasciare le proprie case e vite per ricominciare da capo, a bordo di carri, a piedi, tra bambini e animali,una nuova esistenza. Ma che cosa c'entra Bernobi con Cossetto? Lei fu costretta a fuggire dal suo paese di nascita in Istria, Visinada, nel 1946, per aver identificato uno degli assassini dell’amica di infanzia Norma. 

 

 

Accadde nel suo paesino, Visinada, in Istria. All'epoca, come aveva raccontato durante la cerimonia in Municipio, dopo la scuola andava da un sarto. Lì usava fare piccole commissioni, sistemava la bottega e aveva iniziato ad amare il taglio e il cucito. «Ero proprio lì quando il 24 agosto del 1946 è entrato un uomo - aveva spiegato al pubblico in Comune - . Era uno degli aguzzini di Norma Cossetto, che io conoscevo bene, era più di un’amica, era una di famiglia. L’uomo, ubriaco, si era messo a raccontare le torture inflitte alla poverina, comportamenti terribili, che non posso dimenticare. Ero talmente sconvolta che mi sono avvicinata e gli ho sputato indignata. Senza pensare al pericolo, al rischio successivo, ho agito d’istinto, per la rabbia e dolore». 

 

 

Dopo quanto successo, Erminia corre a casa disperata e nel paese inizia a circolare la voce di quello che è successo. «Per evitare minacce, ritorsioni e vendette nei confronti miei e della mia famiglia sono stata costretta a lasciare tutto, tra le lacrime. Quella stessa notte, camminando per ore tra sentieri, strade sterrate, al buio, con la paura e il dolore, sono stata portata a Trieste. Un percorso distruttivo, tanto che ho consumato tutte le scarpe e i miei piedi hanno iniziato a sanguinare».

 

 

A febbraio il Parlamento europeo ospiterà a Bruxelles una mostra curata dell’Anvgd sul dramma dell’esodo e delle foibe. L’annuncio è arrivato ieri a margine della cerimonia organizzata dalla stessa associazione con la Lega Nazionale in ricordo del 75° anniversario della morte

 

Red Land

 

“Red Land” ("Rosso d'Istria"), il film su Norma Cossetto che oggi verrà presentato alle 17.30 all’Associazione delle Comunità istriane (via Belpoggio 29), che parla appunto di foibe e del martirio della Cossetto (Interverrà Fausto Biloslavo) e che uscirà a novembre, farà sicuramente discutere. Come tutti quei lavori che parlano di guerra, delle vittime che nel tempo sono diventate oggetto di posizioni ideologiche più che persone che hanno perso la vita. Così è stato per Norma Cossetto, la cui scomparsa è spesso stata tirata in mezzo o al contrario schivata da chi punta il dito solo su una fase di quella che fu la seconda guerra mondiale. Qui il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=A2EcZX-Bup0

Il 7 settembre “Red Land” (“Rosso Istria”) è stato presentato negli spazi della Regione Veneto all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, in concomitanza con la 75.a edizione della Mostra del Cinema e alla presenza della maggior parte dei rappresentati della comunità degli esuli giuliano-dalmati. E nel pomeriggio dello stesso giorno, sempre al Lido, è stata organizzata anche una proiezione del film al cinema Astra riservata alle istituzioni, agli sponsor e ai finanziatori.

 

 

Il film, che porta la firma dell’attore argentino Maximiliano Hernando Bruno, passato per la prima volta dietro alla macchina da presa, è ispirato alle vicende di Norma Cossetto. «“Rosso Istria” – aveva affermato il presidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Renzo Codarin - restituisce perfettamente il clima teso di quei giorni», quando nei territori italiani, già messi a dura prova dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del Governo italiano, chiede e ottiene l’armistizio da parte degli anglo-americani e fugge da Roma assieme al Re, lasciando l’Italia allo sbando.

 

 

L’esercito non sa più chi è il nemico e chi l’alleato. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili istriane, fiumane, giuliane e dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre. In questo contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa di Visinada, laureanda all’Università di Padova, uccisa dai partigiani titini dopo una lunga serie di sevizie.

 

 

Il suo corpo fu recuperato dalla foiba di Surani nel dicembre 1943. «Norma Cossetto è un simbolo dell'italianità contro la violenza dei partigiani di Tito - ha affermato Antonio Ballarin, presidente della Federesuli –. È ciò che Anna Frank è stata per la Shoah». Prodotto dalla VeniceFilm Srl in collaborazione con Anvgd, Regione Veneto, Film Commission Treviso e Fondo Regionale Cinema e Audiovisivo, “Rosso Istria” ha avuto una gestazione lunga e complessa. L’idea risale al 2015, ma alcuni contrattempi ne hanno allungato i tempi di realizzazione. Oggi il film vede la luce e la VeniceFilm annuncia che si occuperà anche della distribuzione nelle sale italiane, a partire dal 15 novembre.

 

 

L’anteprima assoluta del film si terrà a Roma (ma una proiezione anticipata, in data ancora da definire, si terrà anche a Trieste) il mattino del 6 novembre, mentre in serata il film sarà proiettato in Parlamento per le massime cariche dello Stato, in attesa di conferma da parte della Rai, che potrebbe mandarlo in onda su uno dei canali in chiaro il prossimo febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo. Nel cast artistico si riconoscono diversi attori affermati come Franco Nero, Sandra Ceccarelli e persino Geraldine Chaplin (intervistata a Trieste durante le riprese) e anche molti talentuosi attori del triveneto e della Slovenia: Romeo Grebensek, Diego Pagotto, Selene Gandini (che interpreta Norma Cossetto), Enrico Bergamasco, Antonio Scarpa, Eleonora Bolla, Giancarlo Previati, Carla Stella, Alvaro Gradella e altri. Le riprese (8 settimane) hanno interessato l’Istria, Padova e Trieste. Proprio nel capoluogo giuliano negli scorsi anni soon stati chiamati dietro la telecamera giovani e non per dei provini. 

 

 

I fiori che non ci sono più

 

La storia di Norma Cossetto è stata spesso oggetto di polemiche. Non ultima quella che è andata in onda lo scorso 5 ottobre, giorno in cui ogni anno viene commemorata la sua morte. E' successo a Gorizia. Un semplice ma odioso furto senza nessuna implicazione particolare? O peggio: una rimozione per motivi ideologici? Probabilmente, non lo sapremo mai, anche perché non ci sono state rivendicazioni. Ma subito si sono scatenate le reazioni in città che evidenziano «la mancanza di rispetto e di pietà cristiana». Alcuni residenti del quartiere della Campagnuzza, dove nel tardo pomeriggio di venerdì si è svolta la commemorazione della studentessa Norma Cossetto (Medaglia d’oro al merito civile alla memoria, gettata il 5 ottobre 1943 nella foiba di Villa Surani dopo essere stata seviziata e ripetutamente violentata dai partigiani di Tito), hanno segnalato che i fiori deposti sono scomparsi dopo poche ore dal termine della sentita cerimonia.

 

 

A denunciarlo la presidente dell’Anvgd, Maria Grazia Ziberna che non nasconde il suo sbigottimento. La figura della giovane studentessa, che si era diplomata al Liceo classico di Gorizia, era stata ricordata sempre venerdì dalla stessa Ziberna e dal presidente Lega nazionale Luca Urizio, alla presenza della vicepresidente dell’Associazione italiani di Pola e Istria-Libero comune di Pola in esilio Maria Rita Cosliani e del sindaco Rodolfo Ziberna, nel 75mo anniversario della sua barbara uccisione. Al termine della cerimonia erano state deposte due confezioni di fiori, un cuscino e un mazzo, con nastri tricolori, ai piedi del cartello stradale della via intitolata a Norma Cossetto, all’incrocio con via del Carso. «Fiori - sottolinea Maria Grazia Ziberna - che hanno suscitato l’interesse di chi ha approfittato dell’oscurità della notte per rifornirsi di rose bianche e garofani bianchi e rossi, lasciati, come sempre avviene, in queste occasioni al senso civico dei cittadini goriziani.

 

 

Ma questa volta il senso civico non è riuscito, evidentemente, a prevalere sulla tentazione di portarsi via i fiori, senza rispettare il simbolo che rappresentano: l’omaggio alla memoria di questa ragazza che è stata, come recita la motivazione della Medaglia d’oro conferitale dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi “Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio” e tale resterà, nonostante il gesto incivile»

Pubblicato su Il Piccolo