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Omicidio Rocco, parla don Piccoli: «Qui c'entra il demonio, non ho ucciso io don Pino»

Paolo Piccoli, il sacerdote accusato per l’omicidio in seminario, si difende: «Sono vittima di un accanimento. La morte di Rocco è dovuta a cause naturali»

TRIESTE «Sono tranquillo, sereno. Anche se qui forse c’è di mezzo il demonio...». Don Paolo Piccoli, il sacerdote accusato dell’omicidio di monsignor Giuseppe Rocco, il religioso di 92 anni trovato senza vita il 25 aprile 2014 nella sua stanza della Casa del Clero, è certo che riuscirà a dimostrare la propria innocenza: «Figuriamoci se io vado in giro di notte a strozzare preti!».

Il processo ha iniziato a prendere piede proprio in questi giorni. Si preannuncia lungo: nelle prossime settimane, dopo l’interrogatorio alla perpetua dell’anziano monsignore, Eleonora Dibitonto, e all’ex comandante dei carabinieri che aveva condotto le indagini, Fabio Pasquariello, toccherà a decine di testi. «Don Pino - riprende don Piccoli - è deceduto per cause naturali».

Tesi che tenterà di dimostrare in aula pure l’avvocato dell’imputato, Vincenzo Calderoni: «Il medico dell’ambulanza che si era trovato al cospetto del cadavere - ricorda il legale - aveva affermato che la morte era dovuta a un problema cardio circolatorio. Rocco aveva anche un pacemaker, inoltre nell’autopsia è stato riscontrato un edema polmonare». Ma, come noto, i successivi accertamenti avevano riscontrato la rottura dell’osso ioide all’altezza del collo e la presenza di lesioni riconducibili a un’azione violenta. L’imputazione a carico di Piccoli parla di «omicidio volontario per soffocamento e strozzamento».


Don Paolo, prima di entrare nel merito dell’accusa di omicidio, iniziamo a fare chiarezza sul materiale pornografico citato in aula dall’ex comandante dei carabinieri. Materiale spuntato dal suo pc sequestrato dagli investigatori.


Sì, ci sono degli accessi a dei link pornografici. Ma quel computer è arrivato dall’Aquila, dove era a disposizione di altre persone. E qui, a Trieste, veniva utilizzato in camera mia anche dagli ufficiali miei amici del Piemonte Cavalleria quando venivano a trovarmi alla Casa del Clero. Ma il pc che uso io, quello mio, è un altro. Io non ho di certo bisogno di scaricare porno.


Per quanto riguarda l’inchiesta sull’omicidio, il processo ora si sta concentrando sull’indizio più importante: il suo sangue rinvenuto sul letto della vittima. Come lo spiega?


Io sono invalido, soffro di una violenta forma di cirrosi epatica che provoca anche la xerosi cutanea con dei sanguinamenti. Quando sono andato a benedire il corpo di don Rocco, ho sanguinato.


Ma la perpetua e altri testimoni presenti quella mattina durante la benedizione del cadavere affermano che lei aveva il braccio coperto dalla veste. Come è possibile che sia fuoriuscito del sangue, tale da macchiare le lenzuola della vittima?


La veste talare, quando tiri su il braccio, ti arriva fino al gomito lasciandolo scoperto. Sotto non avevo la camicia. Il sangue può essere stato rilasciato quando mi sono inginocchiato e per tirarmi su mi sono appoggiato al letto. Oppure aspergendo l’acqua santa sul corpo e sui presenti, con il movimento del braccio. Comunque mi sono avvicinato a don Rocco anche per dargli l’estrema unzione sulla fronte e per farlo, come previsto, ho dovuto prima toccare la temperatura del corpo visto che si può dare l’unzione tra le due e le quattro ore dopo il decesso. In tutti quei momento potrei aver sporcato il letto.



Dalla stanza della vittima sarebbero sparite delle statuette, anche questo è emerso dall’inchiesta. E pure la catenina che il prete teneva al collo. In seminario dicono di lei che è conosciuto come una persona che tende a rubare oggetti sacri.


Non ho rubato nulla.


I carabinieri le hanno sequestrato un ostensorio risultato sottratto dalla parrocchia dove lei in passato ha svolto il suo ministero sacerdotale prima del trasloco a Trieste. Il furto era stato denunciato e il parroco ha confermato che si trattava proprio dell’ostensorio che aveva lei.


Una balla. Quell’affare lì è un’eredità che mi ha lasciato il povero vice parroco morto nel 2008. È un ostensorio degli anni Cinquanta, di bassa lega, prodotto in chissà quante copie.


Don Rocco per cosa sarebbe morto?


Lo dice la prima versione dell’autopsia. Aveva una patologia mortale. E poi mi ricordo bene il povero don Pino quando si premeva il collo, con violenza, perché gli andava per traverso il cibo e anche la saliva. Succedeva pure quando dormiva. Questo è risaputo.


Lei ha avuto problemi di alcol?


Sì, causa depressione.


Come sta vivendo questo processo per omicidio, don Piccoli? Come si sente?


Sbalordito, c’è un accanimento contro di me. Sono prete da 25 anni...mi conosce tutta Italia, sono vicino a cardinali. Le pare che vado in giro di notte a strozzare preti per rubare catenine e bomboniere? Ma sono sereno.


Come pensa di dimostrare la sua innocenza?


L’avvenire è nelle mani di Dio. Chissà, forse c’è un disegno della provvidenza. O del demonio.


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Pubblicato su Il Piccolo