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Pazienza, genio della letteratura grafica

Nel trentennale della morte un libro di Stefano Cristante celebra il grande fumettista

Parlare semplicemente di "fumetto" a proposito di Andrea Pazienza (1956-1988) appare senza dubbio riduttivo. Meglio sarebbe dire, piuttosto, "letteratura grafica". Perché Pazienza è stato fautore di un lavoro autenticamente artistico-letterario. Giusto, quindi, il titolo del libro di Stefano Cristante, “Andrea Pazienza e l'arte del fuggiasco. La sovversione della letteratura grafica di un genio del Novecento” (Mimesis, pagg. 212, euro 16,00), che esce nel trentennale della prematura scomparsa di Pazienza. Avvenne all'improvviso, forse per un'overdose, segno tragicamente emblematico - come scrisse allora Pier Vittorio Tondelli - di «una sorta di stonatura esistenziale, forse anche politica e generazionale», ovvero delle «mitologie negative degli anni Settanta» protrattesi per tutti gli anni Ottanta, in particolare di quel «mito dell’autodistruzione» che tante vittime ha mietuto in quegli anni tra i giovani.

Era il 1977 quando “Le straordinarie avventure di Pentothal”, la leggendaria opera prima di Pazienza, irruppe sulla scena del fumetto italiano. Pubblicato a puntate su “alter alter”, Pentothal fu il diario-manifesto, la confessione in chiave onirica del Settantasette bolognese, una pagina cruciale per quella generazione che progressivamente si allontanò dagli ambienti della sinistra istituzionale per trovare nuove forme di espressione e di contestazione.

Sempre originale in Pazienza, quando non addirittura geniale, il segno grafico, il tratto, il disegno, aspetti tecnici conseguenza di una particolarissima concezione della propria arte. «Secondo me - scriveva - un fumetto, così come un libro o un film, deve muovere il kiai. Il kiai, secondo la disciplina del kendo, corrisponde al plesso solare. Se io devo battere qualcuno non lo batto con la testa, non gli dò le botte con le zampe, gliele dò con il plesso solare. Se io dico che tu ti devi spostare perché io ti schiavardo, ti appiccico contro il muro, lo dico con lo stomaco. È allora che si fa paura veramente, e a me interessa far paura, tutto il resto non esiste. E da qui deriva il discorso sulla tecnica». E ancora: «Chi se ne frega che cosa è e che cosa non è, l’importante è, leggendo una storia, se ne rimani emozionato, condizionato o meno».

E non c'è dubbio che le tavole di Andrea Pazienza continuino a coinvolgere emotivamente i lettori ancora oggi. Il saggio di Cristante è prezioso, poiché legge in chiave sociologica i personaggi più celebri usciti dalla penna di Pazienza (da Zanardi a Francesco Stella, da Pertini a Pompeo), mostrando così gli addentellati della sua arte con la temperie artistica del tempo.

Roberto Carnero



Pubblicato su Il Piccolo