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L’operazione sul Vipacco a Gorizia salva quintali di pesci nel letto del fiume in secca

Al lavoro sotto il caldo cocente gli uomini della Protezione civile e dell’Ente tutela pesca. Recuperate anche una ventina di carpe di 25 chilogrammi

GORIZIA. Non c’è, purtroppo, solo l’Isonzo nella lista dei fiumi “osservati speciali” in queste settimane di straordinaria siccità, già fatali anche per un’enorme quantità di pesci. Anche il Vipacco soffre, come già annunciato, e pure il suo corso è stato al centro di un intervento straordinario di prelievo della fauna ittica intrappolata nelle poche pozze d’acqua ancora rimaste nel tratto più a valle del fiume, quello italiano.

Una prima operazione si era svolta già nei giorni scorsi, dopo che però erano stati trovati senza vita sui sassi del fondo prosciugato migliaia di pesci appartenenti a quella che in gergo si definisce “minutaglia”, ovvero esemplari di piccole dimensioni come i Gobbioni.

Lunedì 25 luglio invece gli uomini della Protezione civile assieme al personale dell’Ente tutela pesca (anche con l’utilizzo di una ruspa necessaria per creare un piccolo canale in grado di far passare l’acqua) si sono concentrati su una grande pozza che ancora resiste sulla sponda sinistra del Vipacco, dove è stato possibile recuperare e dunque salvare da una morte quasi certa svariati quintali di pesci. Tra questi, cavedani, barbi, siluri e anguille, ma anche una ventina di grosse carpe tra i 20 e i 25 chilogrammi di peso. Un successo che strappa mezzo sorriso per le sorti di questi animali, ma che non fa altro che portare ancora una volta l’attenzione sulla situazione più generale di un sistema idrico e fluviale che anche nell’Isontino è sostanzialmente allo stremo.

Non è escluso peraltro che possano essere necessari altri interventi simili in altri punti del corso a valle del fiume, anche se gli auspici e gli sguardi di tutti sono rivolti al cielo, perché arrivi finalmente la pioggia indispensabile a dare respiro ai fiumi.

Ma qual è la situazione del Vipacco? Nel tratto sloveno l’acqua c’è ancora, così come nel corso italiano fino all’altezza del ponte di Rubbia, a Savogna d’Isonzo. Come anche nel caso dell’Isonzo, fino a sabato un minimo flusso d’acqua continuava ad alimentare il fiume anche più a valle, mentre da domenica anche questo flusso è sparito, con l’acqua che scorre ormai solamente “sub alveo”, ovvero sotto le pietre che costituivano abitualmente il letto del fiume, fino al punto in cui il Vipacco confluisce nell’Isonzo, a Savogna. Di qui l’emergenza per i pesci, che ha reso necessario l’intervento dell’Ente tutela pesca e della Protezione civile.

Se per il Vipacco la sensazione è che quantomeno fino a Rubbia l’acqua dovrebbe continuare a scorrere, in attesa di un cambiamento del meteo la preoccupazione dei pescatori e degli ambientalisti si concentra soprattutto sull’Isonzo, dove via via la scomparsa del minimo flusso vitale rischia di risalire verso monte il corso del fiume. E, in una situazione emergenziale come questa, si torna a riflettere anche sul ruolo e sulla gestione delle dighe e degli sbarramenti che deviano l’acqua nei canali in Italia e in Slovenia. La coperta è sempre più corta e tutti attendono l’acqua prima che sia troppo tardi... —

Pubblicato su Il Piccolo