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Una crisi di gelosia il movente dell’omicidio di Codroipo

Dopo aver ucciso la moglie Castellani ha chiamato la suocera chiedendole di occuparsi delle bimbe. Oggi udienza di convalida

TRIESTE  Molto aveva già detto mercoledì mattina, al magistrato che lo aveva interrogato alla presenza di un difensore d’ufficio, dopo che i carabinieri di Udine lo avevano rintracciato con indosso soltanto una maglietta e la biancheria intima, attorno alle 5.30, a Villa Manin, dov’era arrivato a piedi, scappando, sconvolto, dal cadavere della moglie e madre delle loro due bambine. Aveva ammesso di avere impugnato un coltello e di averlo conficcato più e più volte su quel corpo indifeso, nella villetta di via delle Acacie 5, a Codroipo, in cui abitavano. E aveva aiutato gli investigatori a ritrovare l’arma, gettata nella fuga nel fiume Stella.

Elisabetta poche ore prima di essere uccisa era a cena con due colleghe: aveva confidato di volersi separare

Oggi (venerdì 17 giugno) nell’udienza di convalida dell’arresto, avvenuto in quasi flagranza di reato, Paolo Castellani, 44 anni, reo confesso dell’omicidio della moglie Elisabetta Molaro, 40, potrebbe ripetere o ritrattare il copione, aggiungere o togliere particolari, scegliere di tacere. Dipende dalla strategia difensiva che il legale, l’avvocato Maria Francesco Dall’Asta, gli consiglierà, sempre che ad avere il sopravvento non siano emotività e coscienza. L’appuntamento è per le 11.15, al tribunale di Udine, davanti al gip Mariarosa Persico, dove l’indagato arriverà accompagnato dalla polizia penitenziaria di Belluno. È lì che era stato trasferito e che con ogni probabilità tornerà, non appena terminato l’interrogatorio di garanzia.

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Per ora, come conferma il procuratore della Repubblica di Udine, Massimo Lia, il movente più verosimile è quello che lui stesso ha proposto: l’incapacità di accettare la decisione di Elisabetta di lasciarlo. Sarebbe stata la prospettiva della separazione e, con essa, della perdita della donna con cui aveva messo su famiglia, a spingerlo a ucciderla. Un cambiamento peraltro nell’aria da tempo, tanto da avere coinvolto già uno psicologo, affinché li aiutasse nel percorso. È stato qualcos’altro, martedì, a scatenare il corto circuito. Gli investigatori, sul punto, preferiscono mantenere ancora il riserbo, ma, stando a quanto nel frattempo trapelato, a fare traboccare un vaso evidentemente colmo di rabbia e tensioni sarebbe stata una crisi di gelosia. L’ha vista rincasare poco prima di mezzanotte, al termine di una serata trascorsa con due colleghe, tra l’aperitivo e poi la cena in un ristorante cinese – ha riferito al pm Claudia Finocchiaro –, e quel che covava dentro è esploso.

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La morte, violenta tanto quanto può esserlo il riflesso dei 27 centimetri della lama del coltello che ha adoperato, ha spento tutto. E lui, con quelle stesse mani insanguinate, ha preso il cellulare e composto due numeri di telefono: quello del 112, per chiedere ai sanitari d’intervenire per soccorrere una persona ferita, e quello della suocera, per chiederle di venire a prendersi le nipotine, perché Elisabetta non c’era più.

«Il quadro probatorio è ab«Il quadro probatorio è abbastanza definito, ma le indagini proseguono, per chiarire tutti i tasselli», si limita a riferire il procuratore, a conclusione di una giornata di audizioni, tra familiari, amici e conoscenti in qualche modo «informati sui fatti».

Gli accertamenti degli inquirenti proseguiranno anche con l’autopsia. Che però, prima di essere disposta, dovrà superare un passaggio tecnico. E cioè la nomina di un curatore speciale per le due figlie, che nella vicenda sono la parte offesa e per le quali, trattandosi di minorenni, il gip dovrà individuare una persona che possa esercitarne le facoltà nel procedimento penale. —

Pubblicato su Il Piccolo