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Morto il presidente della Triestina Biasin, i giocatori rossoalabardati: “Siamo tutti sotto choc”. Granoche: “Uomo umile e gentile”

TRIESTE. Parlare di sgomento di fronte alla tremenda notizia della scomparsa di Mario Biasin, circolata in pochi minuti di un ordinario e caldo lunedì di maggio, è riduttivo. Lo choc provocato dall’improvvisa morte del patron alabardato coinvolge tutti, e in particolare chi, anche da una semplice chiacchierata, ne aveva colto l’immenso spessore morale.

Una figura capace di regalare serenità, armonia, una figura quasi unica in un mondo del calcio spesso urlato, una perla rara che viaggia nei ricordi dei giocatori di ieri e oggi.

Andrea Procaccio, ormai bandiera dell’Unione da più di 4 anni, ricorda simpaticamente: “Ricordo quel suo modo di dire, in bocca alla lupa, pronunciato prima dei play-off e in una amichevole con il Chievo in cui era con noi. Una bravissima persona come la moglie, appassionatissimi della Triestina. Io sono qui da tanti anni e questa notizia fa stare male, nel gruppo squadra sono tutti sconvolti, un brutto colpo. Noi lo vedevamo con dei videomessaggi ma certo questa è una notizia tremenda da digerire, ci ha sconvolto.

Mirco Petrella, altro senatore dell’Unione: “Una mazzata, improvvisa, ci stringiamo attorno alla famiglia, le parole sono difficili da trovare in queste situazioni. A noi come squadra a tutta la città di Trieste ha dato tanto. Una persona semplice, senza mai invadere in ambito calcistico, ma fondamentale con la sua presenza”.

Pablo Granoche, amatissimo bomber uruguiano fino la stagione scorsa e miglior bomber straniero di sempre in serie B: “Tutto potevo aspettarmi meno che una notizia così, ho sperato fosse una fake news. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, persona di una umiltà unica, e quelle volte che veniva al Rocco era felice, glielo leggevi negli occhi, si vedeva la passione per la Triestina. L’Unione è sempre nei miei pensieri e mi fa piacere che io sia nei cuori dei triestini, ora bisogna rispettare il lutto della famiglia Biasin, il dolore deve essere devastante quindi mi unisco al loro dolore”.

Di quella Triestina che ha sfiorato la B, c’era un capitano fondamentale nello spogliatoio, Alessandro Lambrughi, a Crema nella stagione appena conclusa: “Un fulmine a ciel sereno, una notizia tragica, perdiamo un grande Presidente e una persona eccezionale per come si è comportata nei nostri confronti. Una persona semplice ed umile, gentile con tutti noi, non ci ha mai fatto pesare nulla, ed anzi, non ci ha fatto mancare nulla”.

Federico Maracchi, quest’anno fuori rosa ma uno di quei giocatori triestini che hanno incarnato lo spirito di appartenenza alla maglia alabardata soprattutto nell’anno indimenticabile del centenario, ripensa alla sera di quella maledetta finale persa con il Pisa: “Quella sera ho di lui un bellissimo ricordo, nonostante la sconfitta, di come ci ha rasserenato immediatamente, era dispiaciuto ma in lui era evidente la volontà di proseguire un progetto, dava sicurezza a tutto l’ambiente”.

Pubblicato su Il Piccolo