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Trieste, l’ultimo saluto a Liliana: il lutto divide la navata

Una trentina di persone alla cerimonia ristretta hanno dato l’ultimo saluto alla donna trovata morta. Il marito: «Altri al mio posto si ucciderebbero». La famiglia: «Vogliamo chiarezza». Il gesto di Sterpin

TRIESTE I parenti e gli amici più stretti hanno dato martedì l’ultimo saluto a Liliana Resinovich, la donna scomparsa il 14 dicembre scorso e trovata cadavere del parco di San Giovanni il 5 gennaio.

Una cerimonia semplice, strettamente privata, - all’esterno della cappella mortuaria sono rimasti assiepati per ore diversi giornalisti, cameraman, fotografi - a cui hanno preso parte una trentina di persone. Da un lato i parenti di Liliana, il fratello Sergio con la sua famiglia, la cugina Silvia, le ex colleghe, e dall’altro il marito Sebastiano Visintin, divisi anche nella cappella di Sant’Anna nel corso della breve cerimonia religiosa: il marito sulla sinistra con accanto il figlio e un paio di amici di famiglia, tutti gli altri sulla destra.

A sorreggerlo mentre la bara con il corpo di Liliana veniva inghiottita dalla terra del campo 11, c’era solo un’amica che gli ha tenuto la mano, l’ha sorretto. «Amore mio, non ti vedrò mai più», così l’ha salutata per l’ultima volta, piangendo e accarezzando il feretro.

Sebastiano ha raggiunto Sant’Anna verso le 9. Ha adagiato sulla bara di legno chiaro un cappello in feltro rosso che la donna talvolta portava - lui ha indossato nel corso di tutte le esequie un cappello identico verde -, una delle maglie che lei usava per le corse in bicicletta, e un bouquet di roselline rosse fatto preparare da una delle fioraie all’esterno del cimitero. Accanto al feretro ha sistemato una scatola piena di fotografie della moglie e un cesto pieno di sassi.

Quei sassi che la donna amava raccogliere durante le loro gite in bicicletta. Sebastiano invitava i presenti a prenderne alcuni in ricordo di Lilly. Al termine della breve cerimonia religiosa, prima della sepoltura della salma, ha preso la parola la cugina di Liliana, Silvia: «Adesso, da lassù, dai una mano alle persone che con competenza e professionalità stanno lavorando per far emergere la verità. Dacci una mano per farci capire la verità. Una volta tanto pensa per te», ha concluso con la voce tremante.

La verità sulla tragica morte di Liliana era l’elemento sospeso. Nello sguardo di quanti arrivavano alla camera ardente, incrociando quello dei parenti più stretti, c’era la ricerca di capire cosa sia successo veramente a quella donna.

E la mancanza di certezze sulla fine di Liliana, ha dominato nel sentire collettivo di chi ha preso parte alle esequie. La sensazione era di una situazione sospesa, che non consegnava ai presenti ancora una fedele lettura di quanto è accaduto. Bisbigliando molti si scambiavano delle opinioni.

«Sento addosso quel “è stato lui, è stato lui” - ha ammesso il marito, accompagnato dal figlio avuto da un precedente rapporto, all’uscita dalla cerimonia - anche tra le persone presenti al funerale molte si sono girate dall’altra parte per non darmi la mano, ma poi in molti mi dovranno chiedere scusa».

«Altre persone - ha aggiunto - nelle mie condizioni si sarebbero suicidate, ma io resisto perché voglio che la verità spazzi via il fango che è stato gettato addosso a me e Liliana». Nel ripercorrere quello è accaduto, Visintin ha constatato di essere stato «quindici giorni prima di riuscire a mettere insieme le cose, sono andato anche dalla polizia per chiedere scusa del fatto che non ricordavo niente, se non quell’ultimo saluto di Lilly dalla finestra di casa quella mattina».

Per l’uomo questo «è un momento di riflessione: dobbiamo cercare di capire da dove è arrivata questa tegola, e qualcuno dovrà rispondere di questo, e anche di diffamazione». Poi, raccontando dei suoi progetti di vita con Lilly ha riferito come «volevamo cambiare casa, da un anno Lilly guardava annunci, e ci eravamo informati con un’agenzia slovena per organizzare un viaggio in Brasile, pensavamo di partire a febbraio».

Sebastiano Visintin non è stato l’unico a concedersi, anche in questa occasione, alle telecamere. Persino amiche che non vedevano Liliana da anni non si sono sottratte dal fare alcune considerazioni al microfono delle trasmissioni più popolari.

La figlia della cugina al termine delle esequie, sorreggendo un cartello che riportava parole di affetto per la zia, ha dichiarato: «Adesso speriamo che la polizia ci dica che cosa è successo. Siamo tutti compatti, anche il marito, vogliamo tutti delle risposte. Mia zia era una persona indimenticabile - ha aggiunto - e ciò che ci rimane di lei è la bontà, la generosità».

L’amico di Liliana, Claudio Sterpin, ha raggiunto il cimitero di Sant’Anna all’alba, prima che le telecamere si accendessero. E ha appeso un cartello sopra l’ingresso della camera mortuaria di via Costalunga. «Ciao Lilly», si leggeva con accanto gli acronimi di “Riposa in pace” e “Amore mio”.

«Era l’unico modo per starle vicino», ha ammesso al telefono nel primo pomeriggio , riferendo di aver poi atteso la fine del funerale per tornare nel cimitero a posare una rosa e dire una preghiera al campo 11, dove la donna è stata sepolta. Liliana, dunque, ha avuto degna sepoltura, ma ora si attende la verità.

Le indagini della Squadra Mobile e delle Polizia Scientifica, coordinate dal pubblico ministero Maddalena Chergia, proseguono. Dopo quelli dell’autopsia, ora si attendono i risultati dell’esame tossicologico per capire se la donna avesse ingerito qualche sostanza. Gli delle verifiche scientifiche contribuiranno, nella speranza degli inquirenti, a gettare finalmente una luce più chiara sulla dinamica della morte della donna.

Dall’incrocio di questi risultati, con le immagini catturati dalle telecamere, i tracciati delle celle telefoniche e quelli delle analisi dei sacchetti trovati calati sul capo di Liliana, la Procura sarà messa nelle condizioni di fare un ulteriore passo avanti.

Foto di Andrea Lasorte. Video di Massimo Silvano

Pubblicato su Il Piccolo