• Home
  •  > Notizie
  •  > Morto a 67 anni Riccardo Zanolla, figlio del bomber sfortunato Federico

Morto a 67 anni Riccardo Zanolla, figlio del bomber sfortunato Federico

Dopo 73 gare in serie A e 11 gol trascorse gran parte della sua vita all’ex opp di Gorizia con Basaglia

MONFALCONE. All’età di 67 anni è morto Riccardo Zanolla, operaio con il pallino dell’arte, pittura soprattutto.

Il corpo senza vita di Zanolla è stato rinvenuto nella sua abitazione di via della Pietà, a due passi dal duomo. Zanolla viveva solo, gli è stato fatale un infarto.

Proprio in duomo verranno celebrati i funerali lunedì 17 gennaio alle 11. Chi volesse salutare Riccardo potrà farlo anche all’obitorio dell’ospedale dalle 9.

Riccardo era figlio di Federico Zanolla protagonista di un’esistenza che si potrebbe calare in un romanzo.

Scomparso nel 2018 all’età di 97 anni, Federico dalla fine degli anni Cinquanta era ospite dello psichiatrico di Gorizia dopo essere stato un bomber di razza nella Triestina in serie A, nel Napoli e nella Fiorentina. Per lui 73 gare e 11 reti nella massima serie.

In una partita giocata dalla Fiorentina in Svizzera Federico Zanolla, che aveva cominciato a giocare nel Crda Monfalcone, fu colpito alla testa da una bottiglietta lanciata da uno spettatore.

Dovette abbandonare il campo e si suppone che il trauma cranico subito gli abbia provocato lesioni che nel tempo hanno avuto conseguenze neurologiche. Smesso di giocare. Federico aveva ottenuto la licenza di tassista a Monfalcone. Un giorno con la sua vettura cominciò a girare vorticosamente lungo il perimetro del “biscotto” di piazza della Repubblica, spaventando i passanti. Da lì il suo ingresso al “manicomio” fu breve.

All’ex opp di via Vittorio Veneto conobbe Franco Basaglia, lo psichiatre che a Gorizia sperimentò le rivoluzionarie tecniche di cura dei malati di mente. Zanolla si affezionò molto a Basaglia, e quest’ultimo lo responsabilizzò affidandogli la gestione degli spacci interni allo psichiatrico. È stato il più longevo tra i degenti di Basaglia, costretto a lasciare Gorizia per poi approdare a Trieste dove varerà la ben nota legge 180.

Chiuso lo psichiatrico di Gorizia e trasferiti i pazienti nell’ex ospedale di Cormons, Federico Zanolla ha vissuto serenamente i suoi anni da degente fino all’esperienza di villa San Giusto a Gorizia, dove è morto.

Di Federico Zanolla esistono diverse fotografie dell’epoca in cui indossava la maglia alabardata, formazione che calcava i campi della serie A negli anni difficili del confine orientale.

Non bastasse la struggente storia del padre Federico, Riccardo Zanolla ci riporta a un’altra drammatica vicenda del Monfalconese.

Lo zio infatti, Bruno Albertin, fu nel 1990 uno dei primi prigionieri del regime di Saddam Hussein in Iraq, nel periodo della prima guerra del Golfo. «Rimasi prigioniero 127 giorni - ricorda Bruno, al tempo tecnico di una multinazionale - e ho vissuto per mesi nel terrore».

Bruno Albertin è il fratello della madre di Riccardo, signora Nerina, scomparsa da tempo.

Riccardo viene ricordato come una persona amante dell’arte, che si guadagnava da vivere con diverse mansioni.

Avrebbe voluto anch’esso giocare al calcio ma la mamma non glielo permise, preoccupata che potesse succedere al figlio quello che era accaduto al padre.

Pubblicato su Il Piccolo