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Schianto mortale a Sistiana, automobilista assolto dopo 3 anni

Nessuna colpa per il 50enne che aveva investito un pedone. La strada era buia e la vittima aveva bevuto

TRIESTE Non aveva alcuna colpa l’automobilista triestino di 50 anni che tre anni fa, nei pressi di Borgo San Mauro, si era trovato improvvisamente un pedone in mezzo alla carreggiata e lo aveva investito mortalmente. Erano le sette di sera del 19 dicembre 2018, faceva buio e la vittima barcollava, ubriaca.

Un’incidente costato al conducente della vettura un’incriminazione per omicidio stradale. Dopo tre anni di indagini, perizie e udienze, il cinquantenne è stato assolto in primo grado «perché il fatto non costituisce reato», così il gup Marco Casavecchia al termine del procedimento in rito abbreviato.

Il mortale si era verificato alla fine della Costiera in direzione di Sistiana, all’altezza dell’incrocio che porta a Borgo San Mauro e l’ingresso di Portopiccolo. Il cinquantenne, che viaggiava a bordo di una Passat, aveva travolto un sessantenne residente nella zona. La vittima aveva sbattuto la testa contro il parabrezza facendo un volo di una decina di metri. Era morto sul corpo.

L’automobilista viaggiava a una velocità compresa tra i 39 e i 48 chilometri orari; anche perché, come accertato dalla consulenza preparata dalla difesa (perizia dell’ingegner Giuseppe Monfreda, esperto di sinistri stradali), la vettura procedeva dietro a un’altra auto che in quel momento aveva rallentato per svoltare a destra, verso Borgo San Mauro. Mentre il veicolo sterzava, in quell’istante sulla carreggiata è sbucata una persona, coperta dalla macchina in fase di manovra. Il cinquantenne, che sopraggiungeva con la sua Passat subito dietro, non aveva visto il pedone e l’aveva centrato. Come detto era buio, la strada non era illuminata e la vittima, peraltro, indossava abiti scuri. I rilievi del sinistro erano stati eseguiti dalla polizia stradale.

La perizia ha dimostrato che l’automobilista non era nelle condizioni di potersi accorgere della presenza dell’uomo. Che, peraltro, si trovava in uno stato di elevata alterazione alcolica (1,97). In mano aveva una bottiglia con succo di frutta e alcol.

Nell’ultima udienza il pm stesso, Massimo De Bortoli, dinnanzi alla perizia della difesa si è associato alla richiesta di archiviazione sollecitata dalla difesa. «La consulenza dell’ingegner Monfreda e gli ulteriori approfondimenti hanno dimostrato che il conducente non ha avuto nessuna responsabilità», afferma l’avvocato William Crivellari, il legale che ha difeso il cinquantenne. «Abbiamo la conferma che è stata una disgrazia inevitabile».

Pubblicato su Il Piccolo