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Addio a Semerani, maestro degli architetti

Si è spento a 88 anni lo storico professionista e accademico. A fine agosto l’ultima apparizione pubblica alla Stazione Rogers

Abito bianco di lino e cappello panama. Elegante, con brio. Era apparso così in pubblico l’ultima volta, a fine agosto, all’inaugurazione della mostra dei suoi disegni giovanili alla Stazione Rogers. Attivo fino all’ultimo, se n’è andato ieri a 88 anni, a causa della vecchiaia, l’architetto Luciano Semerani, pietra miliare della storia dell’urbanistica da Trieste a Venezia, ma anche più in là. Nel capoluogo giuliano aveva aperto negli anni ’50 uno studio assieme alla moglie Gigetta Tamaro, anche lei architetto, scomparsa cinque anni fa. «Erano come yin e yang, si completavano, uno teorico e l’altra pratica», ricorda il figlio Luigi, architetto a sua volta, come il fratello Francesco, cui si aggiungono Matilde e Giovanna. Semerani ha segnato l’architettura a Trieste con molteplici progetti, tra cui l’ospedale di Cattinara, il Piano particolareggiato del centro storico, l’Archivio generale e il restauro degli interni di Salus e Sissa.

Prima di tutto era però un accademico: aveva insegnato per almeno 40 anni all’Iuav di Venezia. Aveva inoltre partecipato a numerosi concorsi in Italia e all’estero, a mostre, conferenze e lezioni contribuendo con diversi scritti alla riflessione sulla teoria della progettazione e dell’analisi urbana. E aveva fatto parte della redazione della rivista “Casabella- Continuità”, diretta da Ernesto Nathan Rogers (di cui Semerani era stato allievo), e del Centro studi di “Controspazio”. Direttore della Fondazione Angelo Masieri, aveva condotto anche il giornale di architettura “Phalaris”. «Luciano era il direttore, io il caporedattore», ricorda quello che può essere definito l’erede spirituale di Semerani, Giovanni Fraziano, ordinario di Composizione architettonica e urbana, per molti anni preside della Facoltà di Architettura e direttore del Dipartimento d’Ingegneria e Architettura di Trieste, oltre che presidente dell’Associazione culturale E. N. Rogers, che aveva fondato con Semerani e Tamaro nel 2008. «Ci siamo conosciuti nel 1978, io ero studente, poi mi sono laureato con lui e con Luciano ho iniziato un lungo tratto di strada insieme», continua Fraziano: «È stato un maestro, che ha insegnato anche a New York e Salisburgo, solo per fare due esempi. Spero che con l’Associazione Rogers, che è un centro di divulgazione culturale, la presenza di Luciano rimanga tra noi». «È un personaggio che mancherà a tutti – commenta la presidente dell’Ordine degli architetti Graziella Bloccari – per il suo modo di insegnare e raccontare l’architettura con un approccio emotivo, poetico e sentimentale. Aveva una narrazione dell’architettura colta ed eclettica».

Legato a Semerani era anche Gianni Torrenti, ex assessore regionale alla Cultura, che porta il cordoglio del Pd: «Il suo segno architettonico e intellettuale ha caratterizzato molti dei momenti più importanti del paesaggio contemporaneo di Trieste». Per Lorenzo Michelli, curatore e conservatore della Galleria Spazzapan, emblematiche le parole con cui Semerani affermava che «l’architettura non è un gesto che nasce dalle leggi di mercato, ma dal bisogno di far nascere negli uomini dei sentimenti, di provocare stati d’animo, di fare in fondo quello che fa la religione: aiutarci a vivere».—

Pubblicato su Il Piccolo