• Home
  •  > Notizie
  •  > Omicidio e rapimento in un’America di periferia con lampi di bellezza

Omicidio e rapimento in un’America di periferia con lampi di bellezza

Pearl Jenkins è una donna disperata e dipendente da antidoloriferi e droghe che abita in una casa fatiscente in mezzo al bosco a Spring Falls, un remoto paesino degli Stati Uniti dove non succede mai nulla e tutti si conoscono. Pearl vive con il figlio diciannovenne Shannon e con una figlia che ha appena cinque anni che tiene nascosta in casa e di cui nessuno sa nulla. La paura è che si ripresenti l’uomo che appiccando un incendio ha tentato molti anni prima di uccidere lei e il primogenito, il padre di Shannon, e che adesso è in carcere. La casa nel bosco è piena di telecamere, ma non è sufficiente: Pearl viene trovata morta in un lago di sangue e la bambina viene rapita.

Il primo indiziato per l’omicidio è Shannon ma la giovane detective Kateri Fisher, appena trasferitasi a Spring Falls per fuggire a un passato scomodo, non crede che il ragazzo abbia commesso un’azione del genere. Questa è la situazione iniziale del romanzo “Gli osservati” (Carbonio, pp. 304, euro 16,50) scritto dall’americana Jennifer Pashley e tradotto da Anna Mioni. La storia, come ogni indagine poliziesca che si rispetti, è costruita in modo da incuriosire il lettore fornendogli informazioni e indizi man mano che si procede, ma la vicenda è resa ancora più avvincente dai due piani di narrazione che si alternano di continuo, quello che descrive il lavoro della detective e quello in prima persona di Shannon. Non solo i punti di vista si incastrano uno con l’altro: i momenti della storia sono sfasati e le osservazioni del ragazzo, col suo tormento interiore, i dubbi e gli sconvolgimenti sentimentali, precedono di qualche giorno il rinvenimento del cadavere della madre. In quelle settimane che porteranno alla tragedia Shannon fa due incontri importanti. Il primo è con Baby Jane, un uomo misterioso, elegantissimo e solitario, che abita in una proprietà non lontana e nella cui automobile abbandonata il ragazzo si rifugia. Dopo alcuni incontri in macchina, Shannon chiede ospitalità all’uomo per la notte e dorme nel suo letto, attratto da questa persona che non fa niente per avvicinarsi a lui. Il secondo incontro è ancora più spiazzante: nel bar dove lavora come cameriere, si presenta uno straniero dallo sguardo magnetico che gli propone un lavoro: Shannon si ritrova così in una bella casa moderna e accessoriata, ma soprattutto si scopre soggiogato da un uomo che lo seduce e lo rende presto succube delle sue volontà.

Quando le indagini sembrano incastrare il ragazzo, lo straniero si offre di aiutarlo, ma il sospetto di Shannon è che il vero interesse dell’amico sia la proprietà nel bosco dove sorge la sua modesta casetta, obiettivo di un grosso e oscuro investimento immobiliare. Il romanzo di Jennifer Pashley è godibile e intrigante, sia per la trama che si avvolge intorno al ragazzo e alla detective in maniera accattivante e inaspettata, sia per l’indubbia capacità dell’autrice di dipingere tutte le sfaccettature dei personaggi. L’ambiguità dei collaboratori e degli amici dei due protagonisti trasforma ogni capitolo in una nuova prova psicologica che sembra cancellare ogni sicurezza e ogni risultato conquistato. Pashley aveva già dato prova del suo talento nel raccontare storie ad alto contenuto emotivo dove violenza, sessualità e tenerezza sono giustamente dosate nelle vicende di un’America di periferia, squallida, sporca, desolata, ma illuminata da lampi di una bellezza grezza in cui luccicano ancora dei valori. In questo libro sono le figure dei bambini, con il loro candore e la fantasia autentica, a segnare alcuni momenti di rara intensità e l’annuncio che a questa storia ne seguiranno altre con protagonista la detective Kateri Fisher farà felici i lettori che, pagina dopo pagina, apprezzerano l’aspra e tormentata giovane poliziotta.

Pubblicato su Il Piccolo