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Trieste dà l'ultimo saluto all'ex vescovo Ravignani

La cerimonia nella Cattedrale di San Giusto in forma ridotta causa covid. Ma c'è chi l'ha seguita dai maxischermi

TRIESTE Trieste ha dato il suo ultimo saluto a monsignor Eugenio Ravignani, il vescovo che guidò la diocesi giuliana per dieci anni tra il 1997 e il 2007. Ravignani, malato da tempo, era nato a Pola nel 1932 e venne ordinato sacerdote dal vescovo Santin.

A celebrare i funerali, nella Cattedrale di San Giusto, è stato il vescovo Gianpaolo Crepaldi. A causa delle regole anti-Covid in vigore, solo un numero ristretto di persone – prevalentemente scelte per esprimere il valore della loro rappresentanza – hanno potuto partecipare al rito. Chi lo ha fatto ha dovuto attenersi a una serie di disposizioni: entrare in Cattedrale uno alla volta, rispettando la distanza di 1 metro e mezzo; igienizzare le mani e occupare il posto indicato dai volontari; tenere la mascherina durante tutta la celebrazione.

Per gli altri è stato allestitito anche un maxischermo per poter seguire la cerimonia in diretta.

"Nel dare l'ultimo saluto a monsignor Ravignani - ha esordito Crepaldi nella sua omelia - i sentimenti che avvertiamo nel nostro cuore sono comparabili a quelli delle donne che, addolorate e smarrite, andavano a far visita al sepolcro di Gesù. A quelle donne, l'Angelo disse una parola inaudita, che cambiò la loro vita e la storia: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto". Rincuorati anche noi da queste parole guardiamo alla bara del Vescovo Eugenio con gli occhi resi nuovi dalla fede nella risurrezione del Signore Gesù. Il Vescovo Eugenio è morto nel tempo pasquale quando noi cristiani contempliamo, con grato stupore, il varco aperto da Cristo verso i luoghi beati della vita eterna. Un varco che il Vescovo Eugenio ha attraversato, accompagnato dalla partecipe preghiera della nostra Chiesa, soprattutto del suo presbiterio, dall'affetto dei suoi familiari ai quali rivolgo le più sentite condoglianze, dall'assistenza premurosa di don Umberto Piccoli, dei medici e del personale infermieristico, di persone amiche e generose alle quali va la riconoscenza mia personale e di tutta la Diocesi". 

Alla città di Trieste Ravignani ha dedicato uno dei passaggi più significativi del suo testamento spirituale, citato da Crepaldi: "…ho amato la città, nella sua storia sofferta, nella ricchezza delle culture che qui si incontrano, nella complessità dei suoi problemi. Ed è stata ancor espressione di amore la mia esortazione - che pur vorrei rinnovare - a guardare, più che a ciò che porta a sfiducia e rassegnazione, a ciò che invece si fa motivo di impegnata collaborazione per realizzare le giuste aspirazioni di una città che vuol crescere, con l'apporto di tutti, nella giustizia, nella solidarietà, nella pace". È questa la preziosa e impegnativa eredità che ci lascia ha detto il vescovo. 

Pubblicato su Il Piccolo