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Addio all’attore Omero Antonutti l’indimenticabile padre padrone

L’artista è morto ieri mattina all’ospedale di Udine all’età di 84 anni. Una lunga e prestigiosa carriera 

Lutto nel mondo del cinema e del teatro. È morto ieri mattina a 84 anni, in ospedale a Udine, Omero Antonutti, attore e doppiatore di numerosi film italiani, protagonista di “Padre padrone” dei fratelli Taviani. Antonutti era nato a Basiliano il 3 agosto 1935.

PAOLO LUGHI

Con Omero Antonutti se ne va il più grande attore cinematografico e teatrale regionale del dopoguerra. In un panorama locale che nel tempo ha visto muoversi davanti alla cinepresa soprattutto ottimi caratteristi (Gianni Garko, Livio Lorenzon, Ivan Rassimov), Antonutti era invece un protagonista del cinema d’autore internazionale, un interprete di gran classe, il preferito da registi quali i fratelli Taviani e Theodoros Anghelopulos, Victor Erice e Franco Giraldi. Il ruolo di patriarca gli era rimasto incollato dopo il successo e la notorietà acquisiti a 42 anni con “Padre padrone” (1977) dei Taviani, Palma d’oro a Cannes. Ma Antonutti aveva poi saputo declinare e valorizzare questo cliché con il talento e la duttilità appresi in tanti anni a teatro, dove eccelleva sia nel repertorio classico, sia in quello moderno.

Del resto Antonutti ha avuto una carriera “ricca”, ma dura, per niente facile. “Attore anomalo per eccellenza”, come l’aveva definito nel 1985 il critico teatrale triestino Giorgio Polacco, Antonutti aveva avuto degli esordi artistici non promettenti, quasi ostili, non certo segnati dai caratteri del predestinato. Era nato a Basiliano, in provincia di Udine, il 3 agosto 1935, ma era cresciuto e si era formato a Trieste, dove aveva frequentato l’Istituto tecnico Volta. Conseguito il diploma era entrato nei cantieri navali, dove a 23 anni era diventato quadro alla Fabbrica Macchine. Ma coltivava il sogno segreto dell’attore, che alla fine decide di seguire.

Frequenta la scuola di recitazione Silvio d’Amico, e nella seconda metà degli anni’50 muove i primi passi al Teatro Nuovo. L’ingresso ufficiale nella compagnia del Teatro Stabile triestino avviene nella stagione 1959-60 con “L’ispettore generale” di Gogol, diretto da Giacomo Colli. A Trieste Antonutti rimane fino all’aprile del 1962, quando recita in “Aspettando Godot” di Beckett e nelle “Liriche” di Brecht sotto la direzione del triestino Fulvio Tolusso. Poi, insieme a Margherita Guzzinati, viene scritturato dallo Stabile di Genova, dove rimarrà per ben 15 anni. È questo il periodo in cui Antonutti si afferma come attore duttile e rigoroso, che passa con disinvoltura da Goldoni a O’Neill, da Shakespeare a Miller, da Brecht a Sartre. Al cinema Antonutti si accosta con umiltà, comparendo brevemente in “Anno uno” (1974) di Roberto Rossellini e nella “Donna della domenica” (1975) di Luigi Comencini. Ma il film che lo rivela in maniera clamorosa è appunto “Padre padrone”, con l’ispirato e meticoloso ritratto di un genitore arcaico e selvaggio (i Taviani erano rimasti folgorati dalla sua interpretazione di Cassio nel “Giulio Cesare” di William Shakespeare). L’attore triestino inizia così una prestigiosa carriera cinematografica, spesso nel ruolo di padre ma non più autoritario, dove emerge il lato positivo del “pater familias”. È ancora coi Taviani nella “Notte di San Lorenzo” (1982), dove è il protagonista, il fattore Galvano, poi in “Kaos” (1984), dove interpreta Luigi Pirandello, e in “Good Morning Babilonia” (1987), qui anziano artigiano che trasmette ai figli l’orgoglio della tradizione. Poi lavora con Franco Giraldi nel film tv “Mio figlio non sa leggere” (1984), dov’è il padre di un ragazzo dislessico, ed è ancora un padre nell’”Isola” (1983) di Pino Passalacqua, dal racconto di Giani Stuparich, dove interpreta l’unico personaggio triestino della sua carriera. Sempre per il cinema italiano, negli anni’90 Antonutti collabora con Ermanno Olmi nel biblico “Genesi” (1994), dov’è uno dei patriarchi per eccellenza, Noè, con Michele Placido in “Un eroe borghese” (1995) dove interpreta il finanziere Michele Sindona, e nuovamente con Franco Giraldi per “La frontiera” (1996).

Di film in film, Antonutti è in grado di vivere personaggi simbolici della storia e della natura umana, quali un bandito creduto la reincarnazione di Alessandro Magno in “Alessandro il Grande” (1980) di Theodoros Anghelopulos, il misterioso padre della protagonista in “El Sur” (1983) di Victor Erice, o il temerario condottiero Aguirre in “El Dorado” (1988) di Carlos Saura. A questa vasta carriera di attore di primo piano, si affianca anche dagli anni’90, grazie al suo inconfondibile timbro vocale, un’apprezzata esperienza di doppiatore per “mostri sacri” quali Christopher Lee, John Hurt e Omar Sharif. –

Pubblicato su Il Piccolo