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A spasso da Bled a Mostar, in cerca dell’Altro da noi

Domani alla Feltrinelli di Trieste e giovedì a Gorizia per la rassegna “Il libro delle 18.03”, Francesca Cosi e Alessandra Repossi con “Dove iniziano i Balcani”



I casinò di Bled, in Slovenia, dove gli italiani vanno prenotando l’hotel vicino piuttosto che interno alla casa da gioco, perché, a quanto pare «in caso di ricca vincita, temono di essere derubati (...)». Goli Otok, in Croazia, «un’isola-gulag trasformata in parco giochi senza alcun rispetto per i tanti che in questo posto sono stati imprigionati e per i 446 che vi sono morti tra sofferenze inimmaginabili». Ancora, il museo di Zagabria dedicato agli amori finiti, oppure Vukovar, dove sembra che «la guerra, ormai lontana più di un quarto di secolo, non sia mai finita». E più giù fino a Sarajevo, città avvolta dal grigiore che porta ancora le tracce «dell’assedio più lungo della storia contemporanea», e dove negli alberghi e nelle case l’acqua continua a essere razionata.

È il racconto di un viaggio nella ex Jugoslavia «tra orsi, fantasmi di guerra e mostri di cemento», come recita il sottotitolo, il libro “Dove iniziano i Balcani” (Ediciclo, pagg. 236, euro 17), di Francesca Cosi e Alessandra Repossi, che sarà presentato domani, alle 18, alla libreria Feltrinelli di Trieste, e giovedì, a Gorizia, alle 18, nella sala Apt, a cura di Lilli Goriup, nell’ambito della rassegna “Il libro delle 18.03”.

Viaggiare oggi nei Balcani significa compiere un’escursione in una terra inquieta e segnata dalla Storia, da quella antica alla più recente. Pochi posti al mondo concentrano un tale coagulo di alterità in attrito fra loro, e il viaggiatore contemporaneo vede sfilare davanti i suoi occhi la sintesi di ciò che può significare entrare in rapporto con l’Altro. Francesca e Alessandra, entrambe traduttrici, scrittrici e giornaliste con altri reportage di viaggio all’attivo, zaino in spalla per un mese e mezzo hanno percorso con vari mezzi tutta la penisola balcanica, da sole o mischiandosi tra le folle di turisti, curiosando fra luoghi noti e meno noti, interrogando guide e persone incontrate occasionalmente, cercando di rispondere alle tante domande che questa terra tellurica solleva quando la si percorre.

A cominciare dalla prima che dà il titolo a questo intelligente, divertente e allo stesso tempo inquietante taccuino di viaggio: dove iniziano i Balcani? Le risposte, ci dicono Francesca e Alessandra, possono essere molte. E sollevano a loro volta altre questioni: «Trieste rientra nell’area in questione oppure no? Alcuni geografi pensano di sì, e a guardare la cartina effettivamente verrebbe voglia di dargli ragione, visto che è un’appendice di terra che fuoriesce dal corpo dello stivale (...)». Ma a ben guardare, la questione vera «non è tanto “dove iniziano i Balcani” ma “chi è l’Altro”, quello pericolosamente diverso da noi (...) e addirittura se ci sia questo Altro».

Nel loro vagabondare dal lago di Bled alla Pola di Joyce, dalle ville e i bunker di Tito ai gatti di Cattaro, dai fantasmi dell’ultima guerra alle apparizioni di Medjugorje, e avanti fino alle due città fondate da Kusturica e ai tuffatori del ponte di Mostar, Francesca e Alessandra con passo leggero ma partecipe osservano e indagano una regione che oggi più che mai ha molto da dire su chi siamo noi europei, che cosa vogliamo, dove stiamo andando. Riflettere ad esempio sul genocidio di Srebrenica, davanti alle «8372 stele per ciascuna delle vittime ritrovate finora», consente di capire - con un brivido - che esiste una “ricetta” per il genocidio: «Si tratta di una serie di passi che tendono a ripetersi sempre uguali laddove un gruppo etnico, politico o religioso decide di eliminarne un altro, che si tratti dei nazifascisti con gli ebrei o dei serbi con i bosgnacchi». E siccome Srebrenica è una strage di ieri, avvenuta sotto gli occhi chiusi dell’Europa, vale la pena farsi due conti e «guardarci bene dai leader che ci fanno credere di essere sotto attacco, che agitano davanti ai nostri occhi lo spauracchio di un “Altro” diverso da noi per etnia, religione, orientamento politico o sessuale, allo scopo di risvegliare la nostre paure e scatenare il nostro bisogno animalesco di difendere i confini, il posto di lavoro, il benessere conquistato». Nei Balcani come in qualsiasi Paese, Italia compresa. —



Pubblicato su Il Piccolo