• Home
  •  > Notizie
  •  > Morte Toffa, a Trieste il primo malore per la paladina dei cittadini no-Ferriera

Morte Toffa, a Trieste il primo malore per la paladina dei cittadini no-Ferriera

Nel dicembre del 2017 la donna era stata male in un albergo cittadino. Nel corso degli anni si era fatta “portavoce” della battaglia ambientalista 

TRIESTE Tutto era incominciato in via Oriani, all’hotel Victoria, il 2 dicembre 2017. Le prime avvisaglie della malattia la giornalista de Le Iene Nadia Toffa, morta ieri all’età di 40 anni a causa di un tumore, le aveva registrate proprio a Trieste.

Durante una delle sue visite di lavoro, forse organizzata per un’inchiesta incentrata sull’impianto siderurgico della Ferriera di Servola, si era accasciata all’improvviso a terra nella hall dell’hotel letterario di largo Barriera, dove pernottava. Erano le 13.45 di un sabato.

Quel pomeriggio la nota conduttrice del programma di Italia Uno era stata ricoverata d’urgenza all’ospedale di Cattinara. Vi era rimasta ben poco perché già nella notte era stata trasportata in elisoccorso al San Raffaele di Milano.

Ieri come allora, una pioggia di auguri e commenti commossi si era riversata sui social. Un post su Facebook, scritto già il giorno dopo, aveva però tranquillizzato i fan: «Ho preso una bella botta, ma tengo duro».

Non si conosceva, all’epoca, da quale patologia fosse affetta. Analisi e diagnosi però avevano in seguito emesso il verdetto: era affetta da un tumore cerebrale. Nei mesi successivi Nadia, nonostante abbia ripreso più volte a lavorare, tra una chemioterapia e l’altra, non è più tornata a Trieste. Di lei però in tanti ricorderanno le domande a brucia pelo all’ex sindaco Roberto Cosolini e all’ex presidente della Regione Fvg Debora Serracchiani sull’argomento caldo del possibile inquinamento della Ferriera. Con entrambi aveva avuto dei battibecco accesi.



Grazie alle sue inchieste era diventata la paladina dei servolani contrari all’acciaieria. È del 2014 infatti il suo primo servizio nel capoluogo giuliano dal titolo “Trieste. L’altra Ilva”. Nel 2015, di nuovo, prosegue con tenacia la sua lotta: intervista i cittadini che raccontano alle telecamere che in quell’ultimo anno le condizioni di vita sono ulteriormente peggiorate.


Toffa intercetta poi Serracchiani, con cui si verifica un altro faccia a faccia burrascoso. Dieci giorni dopo invece entra nell’acciaieria con la troupe, su invito di Arvedi, ma la visita non finisce proprio nei migliori dei modi. In seguito fa di nuovo arrabbiare la governatrice Serracchiani, intervistandola a sorpresa sempre sull’argomento Ferriera mentre la futura deputata Pd si trova a Vinitaly, a Verona. La visita successiva è del febbraio 2016. L’inviata delle Iene rivendica le promesse di risolvere il problema della Ferreriera entro il dicembre dell’anno precedente. Davanti al microfono Serracchiani e Cosolini, affiancato dall’ex assessore all’ambiente Umberto Laureni.


Nello stesso anno, ma questa volta l’impianto siderurgico non c’entra, partecipa a èStoria a un incontro con il filosofo Pier Aldo Rovatti, moderato dalla giornalista Emanuela Masseria, incentrato anche sul suo libro “Quando il gioco si fa duro”. Nel maggio 2017 invece, il suo penultimo viaggio da queste parti prima del malore: torna alla carica sull’inquinamento, questa volta dietro la telecamera c’è il primo cittadino Roberto Dipiazza. Nadia però rimane legata a Trieste e alla regione anche per un importante riconoscimento: l’anno scorso è stata tra i vincitori del Premio Luchetta con il collega Marco Fubini per un reportage sulla prostituzione minorile a Bari. –



 

Pubblicato su Il Piccolo