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L’omaggio a Olga Blasi con la nipote Elisabetta L’Istria fu la sua tomba

Quest’anno la cerimonia si è spostata nel parco della Tenuta di Blasig dove è sistemata la targa della giovane vittima

RONCHI. «Il dramma delle foibe rappresenta una della pagine più dure e tragiche della storia italiana, sulla quale, però, era stata quasi imposta una congiura del silenzio. Non si voleva ricordare, si voleva rimuovere questo dramma dalla storia, quasi non fosse successo nulla. In realtà questi avvenimenti drammatici sono e fanno parte integrante della nostra storia, di una terra di confine e devono essere radicati nella nostra memoria. Non possiamo permetterci che l’oblio releghi questi drammatici fatti ai libri di storia». Queste le prime parole pronunciate ieri mattina, a Ronchi dei Legionari, dal sindaco Livio Vecchiet, alla cerimonia promossa in occasione del Giorno del Ricordo. L’appuntamento ronchese, al quale erano presenti, accanto al gonfalone comunale, molti esponenti della giunta e del consiglio, il consigliere regionale Diego Moretti e rappresentanze dell’Arma dei carabinieri, dell’Associazione nazionale alpini e della Protezione civile, si è tenuto nel parco della Tenuta di Blasig in via Roma.

L’amministrazione comunale, dopo aver ricordato le vittime delle foibe e il dramma dell’esodo nel piazzale a loro dedicato e, lo scorso anno, al villaggio istriano di via dell’Istria, si è spostata quest’anno nel luogo in cui viene ricordata Olga Blasi, morta in circostanze tragiche nell’Alta Istria nel 1943. Presente anche la nipote, Elisabetta. «Oggi siamo accanto a questa targa che ricorda Olga Blasi, nata a Vienna nel 1914 – ha detto ancora Vecchiet – figlia del primo potestà ronchese, Alessandro, e membro di una famiglia che allora aveva anche possedimenti terrieri in Istria. Il fatto di essere di famiglia benestante e che il padre fosse un proprietario terriero, ebbero un ruolo fondamentale nella morte di Olga Blasi. Fu infoibata nel 1943 nell’abisso Bertarelli di Raspo, una località dell’alta Istria. Una delle tante storie terribili, di allora, migliaia di uomini donne infoibati, senza nessuna colpa».

Per quanto riguarda il dramma dell’esodo, questo toccò da vicino anche Ronchi dei Legionari, in quanto ben 233 famiglie, circa 700 persone, esuli dalle loro terre, decisero di stabilirsi sul terrirorio comunale. «Noi, però, oltre che ricordare sommariamente il contesto storico di quanto accaduto, vogliamo e dobbiamo ricordare che non esistono giustificazioni sul dramma umano che hanno subito le popolazioni di allora. Le rappresaglie sulla popolazione inerme, le foibe, l’esodo sono state politiche di pulizia etnica, di annullamento culturale vergognose. Il terrore del disegno annessionistico slavo, anche a 70 anni di distanza – ha concluso – non deve essere dimenticato, come noi non dobbiamo mai dimenticare delle pagine buie della nostra storia».—

Lu. Pe.

Pubblicato su Il Piccolo