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UNGHIA COL MICROCHIP E ADDIO BANCONOTE

Ogni pagamento passando il dito davanti a un sensore e la ricevuta è automatica Massima sicurezza, grazie a un sistema di rilevamento dei battiti cardiaci

PIERLUIGI DEPENTORI. ITALIA, ANNO 2060

Ce lo ricorderemo a lungo, questo primo gennaio 2060. Fra qualche anno i nostri figli lo studieranno sui libri di scuola, perché con i festeggiamenti di San Silvestro abbiamo dato l’addio alle care e vecchie banconote. Vabbè, alzi la mano chi negli ultimi anni ne aveva ancora vista una, ma per i più anzianotti, soprattutto nei paesi di periferia, quella vecchia e strana sensazione di aprire un portafoglio – altro oggetto da antiquariato – e trovarci dentro una carta con indicato un determinato valore in Eurdollari è qualcosa a cui non smetteranno mai di abituarsi.

Addio banconote, ciao ciao monete e monetine. La sperimentazione del microchip inserito nell’unghia dell’indice destro (o sinistro per i mancini) è stata giudicata sufficiente dopo quasi dieci anni di prove, diventate via via realtà obbligatorie, Stato dopo Stato. I numeri parlano chiaro: i reati legati alle transazioni elettroniche sono calati del 90 per cento rispetto al 2040, e anche gli Stati meno sviluppati – come il sud dell’Europa e la parte ovest dell’Africa – si sono dovuti adeguare a quanto deciso dal board della Banca mondiale.

La pressione delle banche. Dunque si parte ufficialmente da oggi. Il microchip biometrico è stato messo a punto dalle cinquanta banche più importanti del mondo, che hanno pagato a loro spese l’operazione di impianto per i propri clienti. Cinque minuti d’orologio, grazie ai nuovi microlaser usati in chirurgia, ed ecco che l’indice della mano si trasforma in un computer economico in grado di “leggere” in contemporanea le pulsazioni del cuore, la pressione sanguigna e l’impronta digitale dello stesso dito.

A quel punto, portare a termine una transazione monetaria, dal caffè del bar alla nuova camicia modaiola passando per il nuovo modello di iPc è un gioco da ragazzi: si avvicina l’indice al minilaser del negozio, ed ecco che il pagamento è subito completato con invio immediato della ricevuta sull’iPc o sugli iGlasses (occhiali), con indicazione – se richiesta – del totale del proprio conto. Il dito è al riparo da rapine: se qualcuno lo taglia non “funziona”, in caso di costrizione, il sistema legge i battiti, capisce che c’è qualcosa che non va e blocca momentaneamente la transizione.

Sicurezza garantita. Anche per le aziende la garanzia di sicurezza è totale: se non ci sono abbastanza soldi sul conto la transazione viene rifiutata, e addio camicia, o addio iPc ultrafighetto.

Nella maggior parte dei negozi, qui in Italia, le banconote sono diventate off limits già dal 2045, superate dalla ricerca tecnologica e definitivamente accantonate dopo il grande colpo alla RoyalBank dove una banda di falsari era riuscita a duplicare perfettamente le banconote con microchip che sembravano poter resistere al passare degli anni. Stop banconote, stop vecchi microchip elettronici e via con quelli biometrici dove poter assegnare con certezza una “identità bancaria” a chiunque si presenti in negozio.

Privacy? Vince la superlobby. Niente più tessere fedeltà, né firme sulle carte di credito: pochi istanti di contatto tra il microchip del cliente e il laser aziendale ed ecco che sul pc di cassa escono i dati relativi alle ultime transazioni del cliente in negozio, al suo grado di affidabilità bancaria e di conseguenza il calcolo di un eventuale sconto è un gioco da ragazzi.

Ci hanno provato, anni fa quando si avviò la sperimentazione, a sollevare un problema di privacy, ma la superlobby delle banche è riuscita a far digerire questo delicatissimo passaggio nel nome della sicurezza telematica, in cambio dell’operazione gratuita per l’inserimento dei microchip e in cambio della creazione di un apposito sistema di sicurezza per garantire la cifratura dei dati delle transazioni in cui lavorano quasi un milione di persone, con la soddisfazione dei principali governi mondiali che sono così riusciti a creare quasi dal nulla una marea di posti di lavoro in grado – come si usava dire una cinquantina di anni fa – di “dare fiato all’economia”.

Bancomat convertiti. Gli istituti di credito hanno poi promesso di convertire i vecchi sportelli Atm (i bancomat) in veri e propri totem multimediali in grado di aiutare i clienti in ogni situazione: basta entrare in banca, sfiorare il totem con il microchip sul dito ed ecco che un ologramma 3d vi permette di parlare “dal vivo” con il vostro consulente finanziario ovunque voi vi troviate, per chiedere un prestito, rivedere le strategie di investimento, o per chiedere una ricontrattazione delle condizioni dei servizi erogati.

Oppure per accedere alla stanza dove si trova il dispenser dei beni rifugio per i vecchi clienti danarosi, che sfiorando il loro microchip possono portarsi a casa direttamente dei lingotti d’oro in grado di farli stare meglio con la loro coscienza, oppure usarli per tutti quei pagamenti che è meglio nascondere al “grande fratello” del microchip, ma anche più banalmente al fisco o alla propria moglie. Ma questa è tutta un’altra storia.

@pierdepe

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Pubblicato su Il Piccolo