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Buco milionario, frate “in esilio” a Trieste

Padre Beretta, a processo per i soldi spariti dalle casse della Casa Generalizia dei francescani, è ospitato in piazzale Rosmini

TRIESTE Lo scandalo dei 20 milioni di euro spariti dalle casse della Casa Generalizia dell’Ordine dei frati minori sfiora Trieste. Dallo scorso ottobre è ospitato infatti nel convento della Madonna del Mare dei Frati Minori della Provincia di Sant’Antonio, in piazzale Rosmini, uno dei tre frati francescani a processo per appropriazione indebita. Si tratta di frate Renato Beretta, ex economo della Provincia di Lombardia San Carlo Borromeo dei frati minori. Per Beretta e per i frati Giancarlo Lati, ex economo della Casa Generalizia, e Clemente Moriggi, ex economo della Conferenza dei ministri provinciali dei Frati Minori d’Italia, lo scorso febbraio il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, Maria Vicidomini, in contrasto con la richiesta di archiviazione dei pm, ha disposto l’imputazione coatta.

I tre, secondo l’accusa nata da una denuncia degli stessi enti dei Frati minori, avrebbero avviato operazioni di investimento promosse da un sedicente fiduciario-investitore, il 78enne italo-svizzero Leonida Rossi. Le irregolarità, per complessivi 24 milioni di euro, si sarebbero protratte dal 2007 al 2014. Rossi, nel novembre del 2015, a poche ore da una perquisizione della guardia di finanza, era stato trovato impiccato nella sua villa in Brianza. Nel suo testamento, Rossi nomina proprio padre Beretta suo erede universale. Ma non finisce qui: lo scorso dicembre è morto con tempismo sospetto anche frate Francesco Bravi, indicato dal gip come uno dei testimoni chiave della vicenda. Vicenda che presenta molti lati oscuri. A cercare di far luce è stato anche Alberto Nerazzini della redazione di Report, che ha confezionato un’inchiesta andata in onda nella puntata trasmessa lo scorso lunedì sera su Rai Tre.

È andando alla ricerca dei tre frati che il giornalista ha rivelato che frate Beretta è stato trasferito proprio a Trieste. Bussando alla porta del convento di piazzale Rosmini, il giornalista trova il frate che, preso alla sprovvista, rilascia alcune brevi dichiarazioni: «Riguardo ai miei problemi non posso dire niente – sostiene padre Beretta –, la morte di Rossi mi ha lasciato spiazzato, ho rinunciato a quanto mi ha lasciato. I miei superiori mi hanno messo al palo, e io resto al palo e obbedisco. Mi prendo le mie responsabilità ma non posso dire altro. Sono cinque anni che sono al confino: al momento debito e nei luoghi debiti risponderò».

Ieri mattina frate Beretta non era reperibile in piazzale Rosmini. I parrocchiani che entravano e uscivano dalla chiesa lo conoscono di sfuggita visto che è da pochi mesi a Trieste ma non erano al correte della sua situazione giudiziaria. Non si sottrae ad alcune domande frate Andrea Tommasi, parroco della Madonna del Mare e vicario episcopale per i religiosi della Diocesi: «Sulla vicenda sapevamo qualcosina – ammette senza voler aggiungere altri dettagli – ma gli spostamenti di noi frati sono gestiti dai superiori generali di Milano, dalla Curia dei Frati minori». Nel sito della Diocesi di Trieste, frate Beretta ieri mattina risultava come “vicario parrocchiale”. Nel pomeriggio, il suo nominativo è stato cancellato. «Era un errore di trascrizione – assicura Tommasi –, non è vicario, è un ospite, non percepisce alcun compenso come vicario». «La Diocesi non ha nulla a che fare, non ha alcuna incisività sugli spostamenti dei religiosi – precisa don Ettore Malnati, vicario per il laicato e la cultura della Diocesi –, loro hanno il loro ordinario provinciale. La Diocesi – aggiunge – dovrebbe dare un decreto per un parroco o vice parroco in accordo con il Provinciale ma in questo caso Beretta è solo un ospite, e quindi la Diocesi non c’entra nulla e la responsabilità è solo dei frati. Se gli fosse stata data la sospensione “a divinis” – precisa ancora Malnati – non potrebbe celebrare, ma non ci risulta gli sia stata impartita».

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Pubblicato su Il Piccolo