Amianto, decessi in crescita

Secondo la Procura di Gorizia le cifre sono destinate ad aumentare fino al 2020

Almeno fino al 2020, nel territorio del monfalconese, il numero dei morti per amianto è destinato ad aumentare notevolmente. Già riportata dal Piccolo, questa è la previsione delineata dal procuratore della Repubblica del Tribunale di Gorizia, Massimo Lia.

La notizia è ancor più agghiacciante se si tiene conto che negli ultimi trent'anni l'asbesto ha già ucciso 1.800 operai e tecnici fra Trieste e Monfalcone. In particolare i lavoratori hanno contratto soprattutto il mesotelioma pleurico, legato alla prolungata esposizione alle fibre dell'amianto disperse negli ambienti lavorativi. Sempre a causa dell'inalazione delle stesse fibre si sono inoltre verificati moltissimi casi di asbestosi, infiammazione della pleura riconosciuta come malattia professionale cronica.

A seguito delle centinaia di decessi, negli ultimi anni si sono svolti alcuni processi, al termine dei quali sono state emesse dal Tribunale di Gorizia due sentenze di condanna per omicidio colposo a carico degli ex dirigenti dei cantieri navali.

Attualmente, sempre davanti al medesimo Tribunale, si stanno tenendo le udienze del nuovo processo penale, che vede riuniti al suo interno il terzo e il quarto procedimento per i decessi a seguito dell'amianto.

Sono altresì in corso, sempre dirette dalla Procura della Repubblica di Gorizia, le indagini preliminari per un ulteriore processo, che riguarda la morte di altri lavoratori che hanno operato nello stabilimento Fincantieri.

Riguardo al dibattimento penale in atto, la signora R.V., figlia di uno dei lavoratori deceduti a causa dell'asbestosi, ha ricordato: «Più volte papà ha raccontato che lui faceva il coimbentatore e che fino agli anni '70 l'amianto veniva usato negli impasti dei materiali isolanti a bordo delle navi, senza nessuna precauzione».

Gli operai impastavano quindi le fibre di amianto senza utilizzare né mascherine, né apposite tute, e tali operazioni avvenivano a stretto contatto con altri operai, così che tutti entravano in contatto e respiravano le micidiali fibre.

Le condizioni di lavoro decritte e la presenza di fibre sulle tute delle maestranze hanno fatto sì che anche le mogli o le madri degli operai venissero a contatto con il pericolosissimo asbesto. E cià avveniva nel momento in cui i lavoratori rientravano a casa, o quando le mogli provvedevano al lavaggio delle tute.

Proprio per tali ragioni si sono già riscontrati casi di decessi in alcune famiglie, come nel caso di Silvana Giurato, morta per aver inalato le fibre d'amianto di cui si erano impregnate le tute del marito, Mario Bertogna, anche lui vittima dell'asbesto.

In presenza di questo contesto, purtroppo, appare ancora molto lontano il momento in cui si potrà mettere la parola fine al verificarsi di decessi causati, nel nostro territorio, dalla presenza dell'amianto nell’ambito lavorativo.

Anche se le norme sono oggi diverse e l’uso dell’amianto è bandito da diversi anni, è comunque fondamentale sviluppare sempre più la formazione degli operai, con particolare riguardo alle sicurezza, le cui misure differiscono a seconda dei posti di lavoro.

Alice Pacorig

3B

Liceo scientifico

"Duca degli Abruzzi"

Pubblicato su Il Piccolo