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Chiesa gremita a San Floriano per l’ultimo saluto ad Aleksij, morto giocando a calcetto

Soban era morto mentre giocava a calcetto in una palestra di Monfalcone. Don Markežic nell’omelia: «Il suo tratto distintivo era l’apertura al prossimo»

SAN FLORIANO Una folla immensa ha accompagnato nell’ultimo viaggio Aleksij Soban, partecipando ieri a San Floriano del Collio al suo funerale, affollato e struggente. Una cerimonia che, più ancora che per le lacrime, tante, versate dai presenti, ha colpito per quanto ha saputo trasmettere, un senso d’amore.

L’amore – quello ricordato anche nelle letture e nell’omelia di don Marijan Markežic – inteso come famiglia, legami profondi, affetti carissimi. Ma anche amicizia, apertura al prossimo, passione per la vita e per quanto ha da offrire, sia la bellezza di una canzone o una sinfonia, o piuttosto l’emozione di una sfida sportiva o il relax di qualche momento in buona compagnia.

Tutto ciò che, da sempre e fino all’ultimo, ha riempito la vita di Aleksij Soban, prima di quell’attimo fatale in cui il suo grande cuore ha ceduto, sul parquet della palestra della scuola “Duca d’Aosta” di Monfalcone, a soli 50 anni. Ieri, ben prima delle 14, a San Floriano si sono riunite tantissime persone per stringersi accanto a Emanuela Koren, la moglie di Aleksij, ai figli Sara, Peter e Martin, la madre Tatjana, le sorelle Alenka e Jana. Tanto che era impossibile persino trovare un posto dove lasciare l’automobile, se non ai piedi delle ripide salite che portano alla chiesa parrocchiale e alla piazza, dove in decine, centinaia sono dovuti restare ad ascoltare la messa attraverso gli altoparlanti, a fronte di una chiesa stracolma.

C’erano famigliari, amici, conoscenti. Autorità, a partire dal sindaco di San Floriano Franca Padovan, vicina di casa di Aleksij ed Emanuela, e tutti i rappresentanti della comunità slovena isontina. Ancora il mondo della scuola, con le insegnanti colleghe di Emanuela e i suoi dirigenti, il coro della scuola di musica Komel, gli scout sloveni della Szso, i giovani delle formazioni calcistiche del Sovodnje e del Gorica, con le divise sociali. Tutti in silenzio, con gli occhi pieni di lacrime, sotto il sole cocente ad attendere il momento del saluto. Ad aprire la messa, la moglie Emanuela ha letto l’inno all’amore tratto dalla prima lettere di San Paolo ai Corinzi. Un omaggio dolcissimo alla propria metà, che don Marijan ha voluto richiamare nella sua omelia, spiegando che proprio l’amore è forse l’unica chiave che ci può aiutare a comprendere il senso della prematura dipartita. Aggiungendo poi che l’amore, quello vero, non finisce mai.

Così come non possono finire le amicizie più sincere – Aleksij ne aveva tante -, e a nome di tutte, idealmente, alla fine della celebrazione è intervenuto con un lungo e sentito pensiero Mauro Leban, anima degli scout sloveni, che ha raccontato un legame di amicizia. Poi, silenzioso e dolente, il corteo fino al vicino cimitero. Per gli ultimi canti, le ultime preghiere, gli ultimi abbracci e una certezza: Aleksij resterà per sempre nei cuori dei tantissimi che gli hanno voluto bene.

Pubblicato su Il Piccolo