• Home
  •  > Notizie
  •  > Addio a Dario Marzari, il “diamantèr” della città

Addio a Dario Marzari, il “diamantèr” della città

Si è spento a 94 anni lo storico commerciante d’alta gioielleria: le sue vetrine di via Roma incantarono migliaia di triestini

TRIESTE. Le sue vetrine hanno incantato migliaia di persone. La rarità e la bellezza dei suoi diamanti non avevano eguali. A Trieste, e non solo, dicevi “gioielli” e la mente andava dritta al negozio di Dario Marzari, scomparso pochi giorni fa all’età di 94 anni dopo una lunga malattia. Con il suo negozio “Marzari Gioielli 1920”, che si imponeva nella parte iniziale di via Roma, lui regalava sogni: le sue parure di smeraldi e zaffiri, i suoi orologi, le borse e gli accessori di Carteir erano una tappa fissa di chi voleva fare un tuffo del lusso, quantomeno al di qua delle vetrine. Anche chi non aveva mai messo piede in quel negozio, o non ha la fortuna di conservare uno degli esclusivi gioielli da lui proposti, conosceva almeno di vista Dario Marzari, noto appunto per essere un “diamantèr” di altissimo livello. Passando in zona capitava di vederlo parcheggiare una delle sue rombanti automobili, e con i capelli al vento, bianchi, arruffati, raggiunge il suo negozio o qualche vicino caffè, Sempre nei suoi impeccabili completi sartoriali, o stretto nel suo impermeabile. Chi l’ha conosciuto lo ricorda come un autentico amante del bello, un uomo dai modi raffinati, di un’educazione che raramente si incontra. E con un debole per l’universo femminile. S è sposato più volte. Ha avuto tre figli e tre grandi amori. L’ultimo, durato quasi 30 anni, quello per moglie Silvia.

La gioielleria era stata avviata dal padre, prima in un punto vendita di largo Barriera, poi trasferito nella sede storica di via Roma. Marzari, prima di prendere le redini di quel negozio, aveva fatto molta esperienza all’estero, in Belgio soprattutto. Nel 1982 era rientrato a Trieste, prendendo in mano la gioielleria guidata in quegli anni dalla madre. Da lì la svolta, con le grandi firme dell’alta gioielleria e dell’orologeria. In quella “Trieste da bere”, l’acquisto di anelli e bracciali da capogiro non erano una rarità. Unici anni fa la chiusura del negozio, per lui non indolore. Poi una breve collaborazione con un’altra gioielleria di via San Nicolò e, infine, un’esperienza in Cina. Da tempo si era ritirato nella sua residenza di Opicina, da dove supportava il lavoro della moglie. «È stato uomo e un marito meraviglioso», ricorda la moglie: «Un grande signore, che ha saputo trattarmi come una principessa. Amava la sua Trieste, malgrado alcune ingiustizie e qualche ricordo amaro»

Pubblicato su Il Piccolo