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Pola, giovane morto per incuria. I genitori accoliti dell’induismo

L'autopsia ha stabilito che il decesso è avvenuto causa il diabete e la polmonite non curati

POLA Con il passar dei giorni emergono particolari sempre più raccapriccianti e da brivido sui genitori del 15enne morto il 29 settembre scorso all'ospedale di Pola causa la loro incuria.

Darko e Ines Kovačević di 42 e 45 anni, dal 2019 vivono con i loro figli nel Tempio indù Sri Radha Gopinath, ubicato nell'abitato periferico di Sikici, ai lati della strada che porta a Sissano. Lo scrive lo Jutarnji List mentre altre fonti di stampa croate indicano anche il padre spirituale del tempio: tale Vladimir Radeka. Il tempio ha pure un sito Internet con la versione italiana. «Accogliamo i visitatori - si legge - tutti i giorni dalle 5 alle 23. All'interno del Tempio si svolgono le cerimonie della tradizione induista Gaudiya Vaisnava».

I vicini di casa parlano di una comunità religiosa informale chiusa, e con scarsi contatti con il mondo esterno. Ed è in una stanzetta, o meglio dire in un ripostiglio del tempio, che Petar Kovačević (cosi si chiamava il ragazzo) , ha sofferto le pene dell'inferno nei suoi ultimi 3 mesi di vita, cioé dall'insorgere della malattia.

L'autopsia ha stabilito che il decesso è avvenuto causa il diabete e la polmonite non curati. Invece che portarlo dal medico, la madre tentava di curarlo con infusi di erbe, tra cui l'achillea ritenuta pericolosa per le malattie di cui Petar soffriva. Appena il 29 settembre scorso, quanto il ragazzo era ormai clinicamente morto e praticamente senza speranza di salvezza i genitori si erano decisi a chiamare l'autoambulanza. «Mentre il medico tentava disperatamente di rianimarlo - raccontano i sanitari - le persone nel ripostiglio, non solo i genitori, si erano messi a pregare per la sua guarigione. Ma non sembravano eccessivamente preoccupati. E sui muri numerosi simboli, immagini e oggetti di culto». Poi durante il trasporto a sirene spiegate verso l'ospedale, per qualche minuto il cuore aveva ripreso a funzionare in seguito alla costante rianimazione del medico, tanto che il cardiogramma non era più piatto. La speranza però è stata di breve durata e il ragazzo è deceduto poco dopo il suo ricovero.

Ora Ines e Darko Kovačević sono in stato di fermo per un mese e rischiano fino a 15 anni di carcere per lesione dei diritti di minori. Si attende l'esito dell'esame tossicologico sulla salma. Nell'inchiesta avviata dalla procura verranno interrogate le altre persone presenti nella casa, non appartenenti al nucleo familiare. Intanto dei loro 3 rimanenti figli, si è preso cura il Centro sociale di Pola presso il quale la famiglia non era segnalata. Avevano anche un quinto figlio, un undicenne morto annegato poco più di due anni fa.

Pubblicato su Il Piccolo