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Il pittore Gallottini colto e tagliente morto all’improvviso prima della mostra

Il poliedrico artista scomparso a 88 anni si faceva notare per i dipinti destabilizzanti 

il lutto

Ironico, deciso, dalla battuta secca e tagliente, curioso e colto, sempre pronto ad indagare nuovi percorsi nell’arte come nella vita: Giorgio Gallottini era così, un po’come la sua pittura, ricca di spunti, colorata, coinvolgente. È mancato nei giorni scorsi, all’improvviso, proprio mentre si stava organizzando una sua mostra antologica da inaugurare in primavera.

Definire poliedrico il suo lavoro è sicuramente riduttivo. Tante e tali le influenze che hanno segnato la sua arte, che si rimane stupiti di fronte ai molteplici stili, tecniche e materiali che si ritrovano nelle sue opere. Giorgio Gallottini, goriziano, classe 1932 parte da lontano, dagli anni ’50, quando, da giovane artista autodidatta che partecipava alle Biennali dei giovani, si faceva notare per quei dipinti vivaci ed articolati, dai titoli destabilizzanti per l’epoca come “Impulsi elettrici”, ottima prova di un florido periodo in cui Gallottini rompeva gli schemi della pittura tradizionale a favore di uno impianto compositivo innovativo, carico di suggestioni dadaiste e cubiste.

Poi il silenzio, lungo quarant’anni, il lavoro all’estero, soprattutto in Scandinavia, e la ripresa, nel 2000, di una passione mai sopita. Da quel momento Gallottini non si più fermato. Mille i punti di riferimento a cui ha attinto, mille gli interessi, impellente la necessità di sperimentare. Nascono così le opere astratte dai titoli ironici e divertenti, diversissime tra loro sotto tutti i punti di vista, non per questo meno apprezzabili, sicuramente indice di un’indole inquieta, sempre alla ricerca di nuove suggestioni. Un turbinio di forme e colori che trovano riscontro nella grande passione di Gallottini per la materia, densa, consistente, grumosa, dove far convergere gesso, catrame, polistirolo.

Nel 2009 entra a far parte del Circolo Culturale Endas, dove ha dato un notevole contributo, e partecipa a diversi progetti transfrontalieri tra cui “Isonzo senza confini” nel 2011 e “Tra Carso e Isonzo” nel 2014, oltre a partecipare a diverse extempore ed esposizioni in regione e oltreconfine, ricevendo sempre ottimi riscontri. —

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Pubblicato su Il Piccolo