• Home
  •  > Notizie
  •  > Donne star e pronostici incerti al Festival più sofferto di sempre

Donne star e pronostici incerti al Festival più sofferto di sempre

Oggi cala il sipario su un’edizione sottotono e il toto-Leone rimane un azzardo “Nomadland” e “In Between Dying” tra i favoriti. Kirby in pole come miglior attrice

A Venezia è tempo di pronostici, ma quest’anno più che mai, nella medietà generale di questa sofferta edizione della Mostra, anche comprensibilmente avara di piaceri cinematografici, individuare i possibili vincitori è un notevole azzardo. Il concorso cala i suoi assi proprio all’ultima mano, con i due film più applauditi: il visionario “In Between Dying”, sospeso tra vita e morte, con echi lontani di Angelopoulos e Tarkovskij, firmato dall’azerbaigiano Hilal Baydarov, e “Nomadland”, viaggio nell’America proletaria dei senza fissa dimora per mano di Chloé Zhao, con Frances McDormand protagonista assoluta e senza stupore candidata alla Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.

Ma non serve di certo un altro riconoscimento a sugellare la grandezza dell’attrice americana, già due volte premio Oscar per “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” nel 2018 e per “Fargo” nel 1997). Inoltre, per la regola che vieta di assegnare più premi allo stesso titolo, la sua consacrazione ostacolerebbe la corsa al Leone, per cui invece il film è tra i super-favoriti. Più facile quindi che si propenda per l’attrice del momento, di certo di questa edizione del festival, Vanessa Kirby, star del piccolo schermo in “The Crown” e presente con una doppia performance: “Pieces of a Woman” di Kornél Mundruczó e “The World to Come” di Mona Fastvold.

A ostacolarne il cammino, in un’annata generosa di ruoli-madre con personaggi femminili sempre in primo piano, potrebbe anche esserci Jasna Đuričić protagonista del dramma bellico di Jasmila Zbanic “Quo Vadis, Aida?” sulla strage di Srebrenica.

Una volta tanto scarseggiano le quote azzurre. Pochi i ruoli maschili da segnalare, con interpretazioni neppure tanto memorabili: Aditya Modak, allievo senza talento in “The Disciple” o l’ucraino Oleh Yutgof, scienziato sovietico per il piccolo schermo nella terza stagione di “Stranger Things” e massaggiatore fantasmatico in “Never Gonna Snow Again” qui a Venezia. Attori a parte, l’enigma leone non si risolve neppure tra i rumors o tra le classifiche di gradimento della stampa e italiana e internazionale, piuttosto divise. “Miss Marx”, biopic “rock” (ma non troppo) di Susanna Nicchiarelli sulla figura di Eleanor Marx, e “Notturno” di Gianfranco Rosi, già premiato in passato con orsi e leoni stavolta girato in tre anni in Medio Oriente, svettano tra le preferenze dei critici italiani, mentre gli stranieri sono orientati verso il messicano “Nuevo Orden” e “The World To Come”. Quest’ultimo, lesbo-chic di ambientazione western, adattamento di un racconto di Jim Shepard, era individuato tra i titoli che, a sensazione, potrebbero incontrare il favore della giuria guidata da Cate Blanchett, sensibile alle questioni femminili/femministe, fortunatamente non fondamentalista. In realtà voci indiscrete negherebbero questa ipotesi, rilanciando piuttosto l’indiano “The Disciple”, rivelando che il verdetto, qualunque esso sia, si sta raggiungendo in un clima sereno.

In assenza di un titolo che emerge con forza sugli altri, le congetture si rincorrono, ma restano solo congetture. Potrebbe vincere una donna, si dice (tra le 8 in concorso). Un italiano potrebbe andare a premio (4 in gara). Ma anche “Cari compagni!” di Andrej Končalovskij, “Wife of a Spy!” di Kyoshi Kurosawa, il già citato “In Between Dying” per l’eleganza della regia, una scelta più coraggiosa. O “Never Gonna Snow again”, più spiazzante e contemporaneo, o “Nomadland”, l’opzione più scontata o proprio “The Disciple”, come si dice nei corridoi. O altri. In fin dei conti, quest’anno, potrebbe vincere chiunque. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su Il Piccolo