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In un elenco di 51 vittime dei titini finiti per sbaglio alcuni partigiani

Un elenco zeppo di errori in cui tra i 51 nomi di militari e civili della Rsi, o ritenuti tali, trucidati dai partigiani nel periodo fra il settembre 1943 e il maggio 1945 compaiono anche persone fucilate dai nazisti o deportati nei lager tedeschi, e che dunque nulla hanno a che fare col dramma delle foibe. È il quadretto posizionato in piazza Libertà a Cormons, accanto alla corona di fiori che ricordava coloro che hanno perso la vita in seguito alla furia titina. Ma l’elenco ha scatenato una polemica politica a causa del suo contenuto, visto l’inserimento nella lista di persone che nulla hanno a che vedere con una militanza nella Repubblica sociale italiana e, anzi, i fascisti li hanno combattuti dando addirittura la vita.

È il casus belli che ha agitato il Giorno del Ricordo a Cormons e nel mirino è finito anche il sindaco Roberto Felcaro, che sui social ha pubblicato (e poi cancellato) una foto proprio del quadretto nel quale era raffigurata la lista. Solo che le opposizioni di UpC e PpC lo attaccano per questo. «Va bene ricordare – sottolinea la capogruppo di UpC Lucia Toros – ma fatti veri, non fake news: grave che chi amministra non si informi su aspetti così delicati prima di pubblicare. O come sta succedendo su Pecol si va avanti per sentito dire?». Ancor più duro il predecessore di Felcaro, che sui temi della guerra ha pubblicato anche dei libri, Luciano Patat: «Un elenco di 51 nomi, alcuni riportati in forma errata, fra cui due sconosciuti, del tutto anonimo e di cui non si conosce l’autore della compilazione, né per quali ragioni: non c’è un numero di protocollo, né un timbro né è redatto su carta intestata. La lista contiene persone morte durante i cinque anni di guerra per cause diverse, molte delle quali non hanno nulla a che spartire col Giorno del Ricordo. Fra questi ci sono 9 partigiani, un deportato a Dachau, tre soldati dell’Esercito Regio morti tra campi di concentramento tedeschi, Urss, Jugoslavia, Libia e Sardegna e un marinaio affondato in Libia nel 1942. Inserire questi nomi in occasione del Giorno del Ricordo è atto provocatorio e fazioso che – conclude Patat – offende la memoria dei caduti. Catalogare partigiani, deportati e militari del Regio Esercito come soldati della Rsi è un affronto per chi ha perso i propri cari a causa del regime fascista».

A spiegare come sia nato questo pasticcio è il referente cormonese della LNVGD (alla cerimonia di lunedì era presente anche il presidente Luca Urizio, che nel suo discorso ha parlato della necessità di porre «ponti verso il futuro ma ricordando il passato») Riccardo Leone, ossia colui che materialmente ha posato quella lista in piazza: «Si tratta di una copia di un documento originale datato 1949 facente parte di un verbale redatto al tempo dal Commissariato di Polizia di Cormons: il carteggio mi venne donato 20 anni fa dallo storico Marco Pirina, è proprio allegato a quel carteggio che c’era questo elenco. Io non sono uno storico, non mi si può accusare di nulla». L’errore, secondo questa ricostruzione, pare causato da qualche ufficiale disattento in un periodo post-bellico ancora piuttosto confuso. —

Pubblicato su Il Piccolo