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L’autopsia farà luce sulla puntura letale

Al San Polo l’anatomopatologo Brollo eseguirà gli accertamenti sul corpo di Ognibene morto per uno choc anafilattico

RONCHI DEI REGIONARI. È stata disposta per questa mattina l’autopsia sul corpo di Salvatore Ognibene, 42 anni, rimasto vittima di una puntura di insetto che lo ha portato alla morte per uno choc anafilattico. Il ferroviere siciliano di origini ma residente a Ronchi dei Legionari, venerdì sera è stato colpito ad un piede verosimilmente da un calabrone mentre era alle prese con la manutenzione della sua moto. Il tempo di rientrare in casa, distendersi sul divano ed è scaturito l’arresto cardiaco. Tutto nel giro di una decina di minuti.

L’esame necroscopico, all’ospedale di San Polo, è stato affidato all’anatomopatologo Alessandro Brollo. Dall’autopsia si attendono elementi utili a chiarire il più possibile la dinamica dell’evento e a fornire un quadro circa l’evoluzione della tragica vicenda che ha suscitato incredulità e profonda apprensione. Il dolore di un’intera comunità, quella di Ronchi dei Legionari, dove Ognibene era apprezzato e ben voluto. Una famiglia, assieme alla moglie Annalisa e ai loro due bambini, entrata nel cuore dei compaesani.

Le indagini sono volte a far luce su quanto accaduto, seppure non appaiono dubbi sulla fatalità di uno choc anafilattico importante e che al 42enne non ha lasciato vie di fuga. Nonostante il tempestivo soccorso della moglie Annalisa che non appena Salvatore ha perso i sensi, il tempo di richiedere l’intervento d’emergenza al 112, ha praticato il massaggio cardiaco fino all’arrivo degli operatori sanitari. Nonostante le operazioni di rianimazione eseguite dall’equipe per tentare di “risvegliare” il cuore di Salvatore, cadenzando contestualmente le fiale di adrenalina e persistendo con il massaggio cardiaco e la ventilazione per una quarantina di minuti. Al San Polo altri 40 minuti prima di arrendersi.

Il primario del Pronto Soccorso, Alfredo Barillari, l’ha espressamente riconosciuto: «La moglie dell’uomo è stata brava, ha dato al marito un’opportunità». Perché in circostanze del genere solo un miracolo avrebbe scritto una storia ben diversa. Dieci minuti da quella puntura d’insetto alla perdita di coscienza sul divano, quelli sì purtroppo sono bastati perché Salvatore venisse investito da un attacco cardiaco senza ritorno.

Barillari l’ha pure osservato: di fronte ad una forma così grave di choc anafilattico, realisticamente dieci minuti hanno condotto all’ineluttabile. Il massaggio cardiaco se può garantire una minima circolazione sanguigna cerebrale, senza il ricorso altrettanto tempestivo dell’adrenalina, in questi casi significa già una grave compromissione. Lo ha spiegato comunque il medico quali sono i comportamenti da assumere in situazioni simili, di fronte ad uno choc anafilattico senza precedenti clinici: bisogna subito chiamare il 112 e praticare il massaggio cardiaco solo qualora la persona perda conoscenza. Senza l’aiuto dell’adrenalina non si può fare altro. Ed è ciò che ha fatto Annalisa.

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Pubblicato su Il Piccolo