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Dalla fuga disperata nel deserto alla seconda vita iniziata in Italia

Razak Issaka ha diciassette anni e ha visto già troppo. Due anni fa è stato reso orfano da una mano assassina. Da solo e in pericolo si è messo in cammino. Ha attraversato il deserto e il mare. È...

Razak Issaka ha diciassette anni e ha visto già troppo. Due anni fa è stato reso orfano da una mano assassina. Da solo e in pericolo si è messo in cammino. Ha attraversato il deserto e il mare. È stato imprigionato. Ad attenderlo alla fine dell'odissea che dal Togo l'ha condotto a Opicina c'era l'antropologo Riccardo Roschetti, impiegato al Civiform. Il loro è stato un incontro dal sapore destinico, tanto che ne è nato un libro, scritto a quattro mani dai due.

Oggi ha tanti sogni, Razak. «Sto completando la formazione per diventare saldatore - dice -. Quando avrò messo via qualche soldo tornerò in Togo a cercare mio fratello. Là vorrei fare il mediatore culturale». Ma ha anche un preciso messaggio per coloro che in Africa sono pronti a tutto per raggiungere l'Europa: «Non partite. Questi viaggi sono dei calvari. Una sfilata di anime davanti alla morte. Diciamo insieme “no” a tutti i generi di immigrazione illegale».

Il racconto di Azak inizia al tempo fiabesco dell'incontro tra i suoi bisnonni. La colonizzazione, la Seconda guerra mondiale, l’indipendenza e poi l’instaurazione della dittatura in Togo, nel 1967, s’intrecciano con la sua saga familiare. Fino all’omicidio del padre, attivista politico e unico genitore rimastogli, da parte degli sgherri del regime. «Da quell’esatto momento, sospeso in volo, mentre mio padre era morto avvolto in un lenzuolo dentro quella macchina, da quell’esatto momento ho iniziato a fuggire e non ho smesso di fuggire per quasi due anni».

È sopravvissuto al deserto del Sahara, Razak. È stato rapito e torturato nelle carceri della Libia lacerata dalla guerra civile, dove soldati corrotti speravano di estorcere un riscatto alla famiglia che non aveva più. Ha navigato il Mediterraneo a bordo di un gommone. Da Reggio Calabria, senza averlo deciso, è arrivato fino a Udine. Qui è stato accolto dal Civiform di Cividale e in seguito trasferito nella sede di Trieste, dove ha conosciuto Riccardo. I due hanno passato la scorsa estate a dipanare la matassa del vissuto di Razak, che ha dato forma alle emozioni che premevano dentro di lui attraverso l’esercizio della scrittura. L’educatore l’ha aiutato a farsi strada all’interno della nuova lingua che era l’italiano.

La trama invisibile del racconto autobiografico di Razak è la presenza provvidenziale di Allah, che per lui ha manovrato la combinazione di eventi che alla fine l’hanno tratto in salvo. «La scrittura è nata dall’incontro di due urgenze: quella di Razak di raccontare e la mia di ascoltare - commenta Roschetti -. A colpirmi è stata la sua feroce sete di vita».

“Aventure imprevue. Viaggio senza biglietto dall'Africa all'Europa” (Studio Comunicare, Pordenone, 2017) di Razak Issaka e Riccardo Roschetti è stato presentato in anteprima la settimana scorsa, al centro culturale Veritas di via Monte Cengio. L'opera, fortemente voluta da Civiform, è corale: Valeria Komac ha coordinato il progetto, Alessandro Bonin ha curato le illustrazioni e Alex Imperato la grafica. Ha moderato l'incontro la giornalista Viviana Valente. Tra i presenti l'imam di Trieste Nader Akkad, il direttore del Centro Veritas padre Luciano Larivera, il direttore e il presidente di Civiform, Daniele Bacchet e Gianpaolo Zamparo. (l.g.)

Pubblicato su Il Piccolo